CORSERA CORONAVIRUS L'IMMUNITA' DEGLI ASINI E IL CASO ISLANDA. DA TRUMP, A JOHNSON, A SPERANZA, TUTTI GLI ERRORI DELLA POLITICA

New York 7 aprile 2020 CorSera.it y The Street Lawyer & dr.Renato Corsini

COVID-19 – “World Health Coronavirus Disinformation” – Wall Street Journal all’attacco dell’OMS- Incomincia la ricerca del capro espiatorio per coprire l’incapacità della politica di molti governi di combattere il coronavirus.

Il Fatto Quotidiano riporta, oggi 7.4.2020, che il WSJ abbia portato sulle sue pagine un duro attacco all’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) accusandola da un lato, di aver dichiarato “la pandemia…solo l’11 marzo… quando ormai si registravano oltre 100mila casi in tutto il mondo, con oltre 100 Paesi colpiti e più di 4mila morti. Una risposta tardiva che può aver ritardato i provvedimenti dei governi e favorito la diffusione del virus” e dall’altro, che anche “sulle linee guida riguardanti le misure di prevenzione e diagnosi, nel tentativo di evitare allarmismi” l’OMS avrebbe “agito con notevoli ritardi. Già il 25 febbraio si era iniziato a parlare dell’uso delle mascherine per tutta la popolazione allo scopo di frenare il diffondersi del virus. Ma, da parte di Ricciardi arrivò una risposta secca: “Le mascherine alla persona sana non servono a niente, servono alla persona malata e al personale sanitario”.Tuttavia, dopo la “il 3 aprile, con la

pubblicazione di uno studio del Mit di Boston sulla diffusione via aerea della malattia anche oltre il metro di distanza, l’Organizzazione inizia a pensare a una revisione delle linee guida... Ci sono delle circostanze nelle quali l’uso di mascherine all’interno di una comunità può aiutare nella risposta complessiva a questa malattia”. In altre parole, il WSJ, come riporta il Fatto Quotidiano, accusa il direttore generale dell’OMS di essersi dimostrato “più spaventato dalle ire di Pechino che di quelle di Washington…gli Stati Uniti avranno molti alleati nel tentativo di riformare l’Oms” (fonte: Fatto Quotidiano on line del 7.4.2020).

Non è affatto così.

E’ evidentemente iniziata la ricerca di un capro espiatorio che possa coprire l’incapacità e la superficialità della classe politica di molti paesi nell’affrontare la diffusione di COVID-19.

Il caso della piccolissima Repubblica dell’Islanda su cui ci siamo soffermati in molti articoli del CORSERA.IT, è lì a metterlo nero su bianco, è lì a mettere sul banco degli imputati i più potenti governi del mondo, senza possibilità di appello.

Ciò che la politica, si intuisce, sta cercando di fare è scaricare su l’OMS la responsabilità di scelte che, in realtà, solo la politica avrebbe dovuto fare, peraltro tempestivamente, per impedire il diffondersi della pandemia da COVID-19 e proprio adottando le linee guida dettate dell’OMS.

Ciò che infatti rileva è che le pandemie influenzali si verificano a intervalli imprevedibili e causano una notevole morbilità e mortalità (la storia ce lo insegna). I virus influenzali, è noto, possono essere facilmente trasmissibili da persona a persona, specialmente tramite “contatto” ed il controllo della diffusione non è facile da contrastare.

La caratteristica della lotta contro le epidemie e le pandemie da virus è, come evidenzia proprio l’OMS, il fatto che nella loro fase iniziale “potrebbe esserci ritardo nella disponibilità di vaccini specifici e fornitura limitata di farmaci antivirali”.

Covid-19 non fa eccezione a questa evidente regola empirica.

Il fatto che sia un virus “nuovo” contro cui, allo stato, non è possibile contrapporre vaccini o farmaci è circostanza caratterizzante la maggior parte delle diffusioni epidemiologiche.

Il punto focale della risposta ad una pandemia si rinviene quindi non nel momento in cui la stessa viene formalmente dichiarata ma nella fase che potremmo definire, con termine a-tecnico, “pre-pandemica”.

Un’efficace lotta alla diffusione di un “virus”, come COVID-19, si attua con politiche e strategie di prevenzione, sorveglianza e controllo che, i singoli Stati, devono adottare in periodi nei quali l’emergenza epidemiologica non sussiste e che devono poi iniziare ad applicare immediatamente nel momento in cui sorgono le prime avvisaglie del contagio e non quando i “buoi sono scappati dalla stalla”.

Esattamente ciò che sembra abbia fatto prudenzialmente l’Islanda che a fronte delle notizie che arrivavano dalla Cina non ha “scrollato le spalle” iniziando, per l’appunto, ad effettuare sin dai primi di febbraio 2020, ad esempio, tamponi capillari per rintracciare anche i soggetti asintomatici (v. nostro articolo del 2.4.2020).

Ed esattamente il contrario della risposta messa in campo da alcuni, forse troppi, Paesi, ivi inclusa l’Italia, che probabilmente pressati dal ceto imprenditoriale, hanno inizialmente del tutto sottovalutato la problematica attivandosi tardivamente. Basti pensare alle sconsiderate strategie assunte, ancora a marzo scorso, dal governo guidato dal primo ministro inglese, Boris Johnson, tese ad evitare, in Gran Bretagna,  l’applicazione di misure di contenimento e che puntavano sulla rischiosa “roulette” della teoria di stampo “darwiniano” della “immunità di gregge” (sul cui tavolo, come ci riferisce la cronaca di questi giorni, è uscito peraltro proprio il numero 10 del primo ministro della Regina costretto in terapia intensiva a causa di complicanze da COVID-19) nonché alle note dichiarazioni rese dal  Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, con le quali si è tentato, per poi ricredersi, di minimizzare i dati che proprio l’OMS forniva circa la diffusione e pericolosità di COVID-19.

Ed ecco, allora, che il ruolo fondamentale nella lotta alle pandemie lo giocano i c.d. “interventi non farmaceutici (NPI)” ( in inglese: “Non-pharmaceutical public health measures for mitigating the risk and impact of epidemic and pandemic influenza”) che rappresentano l'unica serie di contromisure pandemiche che sono prontamente disponibili in ogni momento e in tutti i paesi (al contrario dei vaccini e dei farmaci che per l’appunto, come accade oggi, possono quantomeno in una prima fase mancare).

Proprio l’OMS (che ricordiamo è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite responsabile per la salute pubblica e che si pone l’obiettivo di assicurare a tutta la popolazione mondiale il più alto livello di sicurezza in materia di salute) da ultimo nel 2019 aveva aggiornato le linee guida sugli NPI (fonte: Non-pharmaceutical public health measures for mitigating the risk and impact of epidemic and pandemic influenza; 2019. Licence: CC BY-NC-SA 3.0 IGO) che forniscono “raccomandazioni per l'uso degli NPI” da utilizzarsi, si noti, “nelle future epidemie di influenza e pandemie” basate “sull'ultima letteratura scientifica” e con lo scopo di “supportare lo sviluppo e l'aggiornamento dei piani nazionali per mitigare epidemie e pandemie influenzali”.

 “I potenziali impatti degli NPI” evidenzia l’OMS sono quelli di “ritardare l'introduzione del virus pandemico…ritardare l'altezza e il picco dell'epidemia…ridurre trasmissione mediante misure di protezione personale o ambientali…e ridurre il numero totale di infezioni e quindi il numero totale di casi gravi”.

Le linee guide si sintetizzano in 18 raccomandazioni che “tengono conto della qualità delle prove a sostegno, della forza di ciascuna raccomandazione e di altre considerazioni”.

Gli NPI prevedono diverse misure.

Ad esempio, quelle di protezione personale: dall’Igiene delle mani, alle etichette da utilizzarsi durante la respirazione (ad es. starnutire utilizzando un fazzoletto ecc.) sino all’uso delle mascherine facciali.

Quanto alle tanto discusse “mascherine” evidenziamo come le linee guida delle OMS raccomandano di usarle: “in ogni momento per soggetti sintomatici (maschera chirurgica monouso), e in gravi epidemie o pandemie per la protezione pubblica (maschere per il viso)”.

Nelle linee guida si legge “Dati i costi e l'incertezza efficacia, le maschere sono …”condizionatamente raccomandate” solo per “gravi epidemie o pandemie per la protezione della popolazione generale” mentre lo sono sempre per i soggetti “sintomatici” in ogni momento.

Altre misure dettate dalle linee guida riguardano, quelle ambientali, quelle del distanziamento sociale (tra le quali il “tracciamento dei contatti” in relazione alle quali peraltro le linee guida evidenziano: come vi sia una diversa opinione in merito tra i diversi stati membri dell’OMS e come comunque tale misura dovrebbe essere adottata nei primissimi stadi della diffusione del virus). Altre misure riguardano la restrizione dei viaggi, chiusura delle scuole, posti di lavoro, fabbriche fino alla chiusura dei confini.

Ovviamente avverte l’OMS, ed è proprio questo che fa la differenza, a livello politico, nelle lotte alle pandemie, ciascun Stato membro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità “Nel prendere decisioni sugli interventi …e ogni area locale dovranno tenere conto della fattibilità e dell'accettabilità degli interventi proposti, oltre alla loro efficacia e impatto previsti”. Le linee guida infatti rappresentano “una panoramica di rilevanti considerazioni” ed inoltre “La corretta attuazione di queste linee guida dipende dall'inclusione degli NPI come solido piano strategico a livello nazionale e locale, nonché dall'adeguata applicazione delle sue raccomandazioni”.

Ricordiamo che, come abbiamo già detto su CORSERA.IT, restringendo il campo all’Italia, il nostro piano nazionale pandemico è addirittura del 2005.

A prescindere poi dal fatto che l’OMS ha pubblicato “L'International Health Regulations” (IHR) (2005), in vigore dal 2007, che si pone due obiettivi generali (articolo 2): “stabilire obblighi e meccanismi per “una risposta di salute pubblica alla diffusione internazionale delle malattie….” e  “rafforzare la preparazione e le capacità dei paesi in modo che possano rilevare in modo proattivo, valutare, segnalare e affrontare tempestivamente gravi minacce alla salute pubblica”.

Ora, quanto poi allo specifico caso di COVID-19, vi è poi da dire che, come risulta dai “situation report” pubblicati dall’OMS, già dal 21.1.2020, quando ancora la diffusione di COVID-19 era segnalata in Cina ed in pochi paesi asiatici, l’Organizzazione Mondiale della Sanità  “ha avuto contatti regolari e diretti con le autorità cinesi, giapponesi, coreane e tailandesi sin dalla denuncia di questi casi. I tre paesi hanno condiviso informazioni con l'OMS ai sensi dei regolamenti sanitari internazionali. L'OMS sta inoltre informando gli altri paesi sulla situazione e fornendo supporto come richiesto”.

Così nel “situation report” del 25.1.2020 L'OMS ha pubblicato una linea guida per le operazioni di supporto e di logistica nelle quali ha fornito indicazioni, tra l’altro, per gli interventi di prevenzione, controllo e sorveglianza ricollegati alla diffusione del COVID-19 spaziando dall’indicazione dei criteri per l’effettuazione dei test diagnostici, conservazione, utilizzo delle mascherine (sebbene limitatamente agli operatori medici e pazienti), guanti sino agli apparecchi dei ventilatori per le situazioni critiche.

 

In altre parole, la dichiarazione formale della Pandemia da parte dell’OMS, effettuata in data 11.3.2020, non può in alcun modo giustificare la (gravissima) non tempestività delle azioni messe in campo da moltissimi Paesi, tra i quali l’Italia, che erano stati informati in maniera continuativa e capillare della situazione riguardante la diffusione del COVID-19 da parte dell’OMS.

 

Quanto al nostro Bel Paese, sarà sufficiente ricordare che Il SOLE 24 ORE riportava, il 24.2.2020, che la direttrice responsabile del laboratorio di Macrobiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano, dott.ssa Gismondo avesse affermato su facebook  “Leggete! Non è pandemia! Durante la scorsa settimana la mortalità per influenza è stata di 217 decessi al giorno! Per Coronavirus 1!!!”, e così il Giornale.it, il 25.2.2020, riportava che per il governatore della Lombardia, Fontana il COVID-19 “fosse poco più di una influenza” (per poi anche lui poche settimane dopo, per il medesimo destino cinico e baro che più tardi colpirà anche il più blasonato Boris Johnson, rimanervi contagiato costringendolo all’autoisolamento, da cui, ringraziando Dio ne è felicemente uscito). E ancora il 27.2.2020 l’Avvenire.it ricordava le parole dello spot che vedeva protagonista il sindaco di Milano, Giuseppe Sala: "Milano, milioni di abitanti. Facciamo miracoli ogni giorno. Abbiamo ritmi impensabili ogni giorno. Portiamo a casa risultati importanti ogni giorno perché ogni giorno non abbiamo paura. Milano non si ferma".

 

La Lombardia purtroppo è stata, ed è tutt’ora, la Regione più colpita d’Italia dal micidiale Sars- Cov2-19 che non fa distinzione alcuna, di sesso, razza, confessioni religiose, credi politici, e soprattutto non ha confini.

 

La politica, di qualunque latitudine e longitudine  sia, per favore, ci risparmi almeno di dirci che la diffusione di COVID-19 è stata colpa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

 

#ANDRATUTTOBENE

 

The street lawyer   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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