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CORSERA CORONAVIRUS DROPLETS CARCERI CONTAMINAZIONE. LO STATO REPUBBLICANO E IL RISPETTO DELL’ETICA MINIMA

ROMA 8 APRILE 2020 CORSERA.IT by The Street Lawyer 

CorSera.it Copyright 2020

COVID-19- POPOLAZIONE CARCERARIA – LO STATO REPUBBLICANO E IL RISPETTO DELL’ETICA MINIMA-

Il fenomeno del sovraffollamento carcerario è noto. L’Italia è uno dei paesi con il maggior tasso di sovraffollamento a livello Europeo.

Il problema non riguarda solo le strutture, non si tratta di risolvere solo questioni attinenti la politica dell’edilizia penitenziaria.

Dentro le carceri, ci sono uomini peraltro, non tutti colpevoli (In Italia poi c’è un numero impressionante di detenuti in attesa di giudizio in ragione del nostro sistema penale in cui, rispetto ad altri Pesi, si fa largo uso della carcerazione preventiva, oggetto di plurimi strali da parte della Corte EDU).

Il sovraffollamento delle carceri pone anche  una questione di natura etica, non affatto secondaria, e che può essere considerata come uno dei parametri su cui misurare il rispetto dei principi democratici di una Nazione e dei fondamentali diritti umani.

La Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali del 4.11.1950  stabilisce che  “nessuno può essere sottoposto a tortura né a pena o trattamento inumani o degradanti” (art.3).

Sussiste quindi un obbligo dello Stato, ed un corrispondente diritto del detenuto, a che a tale principio fondamentale venga data applicazione. 

E tale principio viene tutelato, almeno sulla carta, in Italia da diverse disposizioni normative che vanno, a livello sovranazionale: dai rapporti generali del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti («CPT») secondo cui: “Tutti i servizi e le attività in un carcere sono influenzati negativamente se occorre farsi carico di un numero di detenuti maggiore rispetto a quello per il quale l’istituto è stato progettato; la qualità complessiva della vita in un istituto si abbassa, anche in maniera significativa. Inoltre, il livello di sovraffollamento in un carcere, o in una parte particolare di esso potrebbe essere tale da essere esso stesso inumano o degradante da un punto di vista fisico” per passare poi agli “Standard minimum rules for the treatment of prisoners and Basic principles for the treatment of prisoners” (adottati dal primo congresso delle nazioni unite sulla prevenzione dei crimini e il trattamento dei criminali tenutosi a Ginevra nel 1955, e approvato dal Consiglio economico e Sociale con sua risoluzione 663 C (XXIV) del 31 Luglio 1957 and 2076 (LXII) del 13 Maggio 1977), dalle  “Regole minime per il trattamento dei detenuti” di cui alla “Raccomandazione Comitato dei Ministri della Comunità Europea 12 febbraio 1987”  passando, a livello interno,  per il fondamentale art. 27 della Costituzione secondo cui  “Le pene devono tendere alla rieducazione del condannato e non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità” nonché all’art. 32 Cost.  che tutela il diritto alla salute,  sino alle norme interne che disciplinano l’ordinamento penitenziario (L’art. 6 della legge n. 354 del 26 luglio 1975 “La legge sull'ordinamento penitenziario”, recita, ad esempio: “I locali nei quali si svolge la vita dei detenuti e degli internati devono essere di ampiezza sufficiente, illuminati con luce naturale e artificiale in modo da permettere il lavoro e la lettura; aerati, riscaldati ove le condizioni climatiche lo esigono, e dotati di servizi igienici riservati, decenti e di tipo razionale. I detti locali devono essere tenuti in buono stato di conservazione e di pulizia. I locali destinati al pernottamento consistono in camere dotate di uno o più posti”).

Il detenuto pur limitato, di fatto, di alcune sue fondamentali libertà non ne è privato totalmente “Chi si trova in stato di detenzione, pur privato della maggior parte delle sue libertà, ne conserva sempre un residuo, che è tanto più prezioso in quanto costituisce l'ultimo ambito nel quale può espandersi la sua personalità individuale” (Corte costituzionale sentenza n. 349/1993).

E se lo status di detenuto implica la forte limitazione di molti diritti, tra questi, del tutto integro permane il diritto alla salute costituzionalmente garantito. Al detenuto deve essere assicurata piena assistenza sanitaria a tutela del diritto alla salute tramite il Servizio Sanitario Nazionale così come per i cittadini liberi. 

Ora il problema tra i maggiori che si pone nel salvaguardare la salute del “detenuto” è quello ricollegato allo “spazio” inteso come luogo fisico messo a disposizione del soggetto durante la sua permanenza nelle patrie galere. E qui la questione, in Italia, è arrivata a livelli quasi disumani.

L’Italia è stata condannata plurime volte dalla Corte EDU a risarcire i detenuti proprio in relazione al sovraffollamento delle carceri per violazione dell’art. 3 CEDU sopra ricordato.

Tra queste vale menzionare la sentenza “pilota” c.d. Torregiani dell’8.1.2013 (CAUSA TORREGGIANI E ALTRI c. ITALIA -Ricorsi nn. 43517/09, 46882/09, 55400/09, 57875/09, 61535/09, 35315/10 e 37818/10-) nel cui processo i ricorrenti, detenuti in carceri Italiane, lamentavano di essere stati rinchiusi in celle di piccolissime dimensioni (ad es. 9 mq.) con plurimi detenuti avendo a disposizione uno spazio personale ridottissimo (3mq.) nonché scarsità di igiene derivante dalla mancanza ad esempio di accesso alle docce in quanto prive di acqua calda, scarsità di illuminazione per le ridotte dimensioni delle finestre ecc.

Nela sentenza si legge che “Nel 2010 vi erano 67.961 persone detenute nelle 206 carceri italiane, per una capienza massima prevista di 45.000 persone. Il tasso nazionale di sovraffollamento era del 151%.”

La Corte ha poi ripercorso i principi fondamentali valevoli in subiecta materia evidenziando che:

la carcerazione non fa perdere al detenuto il beneficio dei diritti sanciti dalla Convenzione. Al contrario, in alcuni casi, la persona incarcerata può avere bisogno di una maggiore tutela proprio per la vulnerabilità della sua situazione e per il fatto di trovarsi totalmente sotto la responsabilità dello Stato. In questo contesto, l’articolo 3 pone a carico delle autorità un obbligo positivo che consiste nell’assicurare che ogni prigioniero sia detenuto in condizioni compatibili con il rispetto della dignità umana… tenuto conto delle esigenze pratiche della reclusione, la salute e il benessere del detenuto siano assicurati adeguatamente (Kudła c. Polonia [GC], n. 30210/96, § 94, CEDU 2000-XI; Norbert Sikorski c. Polonia, sopra citata § 131)”.

La Corte aggiunge poi che “Quando il sovraffollamento carcerario raggiunge un certo livello, la mancanza di spazio in un istituto penitenziario può costituire l’elemento centrale da prendere in considerazione nella valutazione della conformità di una data situazione all’articolo 3 (si veda, in questo senso, Karalevičius c. Lituania, n. 53254/99, 7 aprile 2005)…. tale elemento, da solo, basta a concludere per la violazione dell’articolo 3 della Convenzione. Di norma, sebbene lo spazio ritenuto auspicabile dal CPT per le celle collettive sia di 4 m2, si tratta di casi emblematici in cui lo spazio personale concesso ad un ricorrente era inferiore a 3 m2 (Kantyrev c. Russia, n. 37213/02, §§ 50-51, 21 giugno 2007; Andreï Frolov c. Russia, n. 205/02, §§ 47-49, 29 marzo 2007; Kadikis c. Lettonia, n. 62393/00, § 55, 4 maggio 2006; Sulejmanovic c. Italia, n. 22635/03, § 43, 16 luglio 2009)”.

Invece, in cause in cui il sovraffollamento non era così serio da sollevare da solo un problema sotto il profilo dell’articolo 3, la Corte ha notato che “nell’esame del rispetto di tale disposizione, andavano presi in considerazione altri aspetti delle condizioni detentive. Tra questi elementi figurano la possibilità di utilizzare i servizi igienici in modo riservato, l’aerazione disponibile, l’accesso alla luce e all’aria naturali, la qualità del riscaldamento e il rispetto delle esigenze sanitarie di base (si vedano anche gli elementi risultanti dalle regole penitenziarie europee adottate dal Comitato dei Ministri, citate nel paragrafo 32 supra). Così, persino in cause in cui ciascun detenuto disponeva di uno spazio variabile dai 3 ai 4 m2, la Corte ha concluso per la violazione dell’articolo 3 quando la mancanza di spazio era accompagnata da una mancanza di ventilazione e di luce (Moisseiev c. Russia, n. 62936/00, 9 ottobre 2008; si vedano anche Vlassov c. Russia, n. 78146/01, § 84, 12 giugno 2008; Babouchkine c. Russia, n. 67253/01, § 44, 18 ottobre 2007); da un accesso limitato alla passeggiata all’aria aperta (István Gábor Kovács c. Ungheria, n. 15707/10, § 26, 17 gennaio 2012) o da una mancanza totale d’intimità nelle celle (si vedano, mutatis mutandis, Belevitskiy c. Russia, n. 72967/01, §§ 73-79, 1° marzo 2007; Khudoyorov c. Russia, n. 6847/02, §§ 106-107, CEDU 2005-X (estratti); e Novoselov c. Russia, n. 66460/01, §§ 32 e 40-43, 2 giugno 2005)”.

La Corte ha infine accertato che “il sovraffollamento carcerario in Italia …ha carattere strutturale e sistemico… problema sistemico risultante da un malfunzionamento cronico proprio del sistema penitenziario italiano, che ha interessato e può interessare ancora in futuro numerose persone (si veda, mutatis mutandis, Broniowski c. Polonia, sopra citata, § 189). Secondo la Corte, la situazione constatata nel caso di specie è, pertanto, costitutiva di una prassi incompatibile con la Convenzione (Bottazzi c. Italia [GC], n. 34884/97, § 22, CEDU 1999 V; Bourdov (n. 2), sopra citata, § 135)”.

Partendo da questi principi la Corte di Strasburgo ha deciso di applicare la procedura della sentenza pilota (proprio in relazione al potenziale ed elevato numero di ricorsi che si sarebbero potuti attivare in Italia) e nella specie ha accertato “La grave mancanza di spazio sperimentata dai sette ricorrenti per periodi variabili dai quattordici ai cinquantaquattro mesi – costitutiva di per sé di un trattamento contrario alla Convenzione – sembra essere stata ulteriormente aggravata da altri trattamenti denunciati dagli interessati. La mancanza di acqua calda nei due istituti per lunghi periodi, ammessa dal Governo, nonché l’illuminazione e la ventilazione insufficienti nelle celle del carcere di Piacenza, sulle quali il Governo non si è espresso, non hanno mancato di causare nei ricorrenti un’ulteriore sofferenza, benché non costituiscano di per sé un trattamento inumano e degradante”.

Poco o quasi nulla è cambiato da allora tanto che l’associazione Antigone evidenzia che, ancora oggi, l’Italia rischia di ritornare alla situazione che portò alla condanna nella sentenza Torreggiani “Al 30 giugno 2019 i detenuti presenti nelle 190 carceri italiane erano 60.522. Negli ultimi sei mesi sono cresciuti di 867 unità e di 1.763 nell’ultimo anno. Il tasso di sovraffollamento è del 119,8%, il più alto nell’area dell’Ue, seguito da quello in Ungheria e Francia.

Se i dati indicati dall’associazione Antigone fanno impressione vi è da dire che ora, ai giorni nostri ovvero dai primi mesi dell’anno 2020, la questione diventa serissima e richiede di essere affrontata senza ulteriore ritardo e soprattutto con urgenza.

In tutto il mondo si è diffuso il micidiale “nuovo coronavirus”, virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona infetta. La via primaria sono le goccioline del respiro (droplets) delle persone infette ad esempio tramite:- la saliva, tossendo e starnutendo - contatti diretti personali - le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi.

L’intera normativa emergenziale emessa dal Governo italiano, a partire dal D.L. del 6.3.2020 è improntata sul principio del distanziamento sociale che prevede il mantenimento di una distanza minima interpersonale di almeno un metro per evitare il contagio. 

Sempre secondo l’associazione Antigone, i dati forniti dal Ministero della Giustizia, quanto al sovraffollamento, non tengono tuttavia conto “delle sezioni chiuse temporaneamente per ristrutturazioni. “A Como, Brescia, Larino Taranto il tasso di affollamento è del 200%, ossia vivono due detenuti dove c’è posto per uno solo. Nel 30% degli istituti visitati dalla nostra associazione in questi primi mesi dell'anno sono state riscontrate celle dove non era rispettato il parametro minimo dei 3 mq. per detenuto, al di sotto del quale si configura per la giurisprudenza europea il trattamento inumano e degradante”. (fonte: antigone.it)

Come sappiamo tuttavia, ne abbiamo scritto abbondantemente su CORSERA.IT, vi sono studi recenti che mettono in discussione le raccomandazioni che stimano in uno o due metri la distanza da mantenere per evitare la diffusione del micidiale SARS-CoV-2.  Uno starnuto potrebbe formare una nuvola di gas capace di trasportare goccioline (droplets) di varia grandezza ed alcune di queste arriverebbero sino a 7/8 metri. Circostanza ancor più grave in ambienti ristretti e chiusi o privi di sufficiente areazione come per l’appunto potrebbe essere una cella carceraria.

E’ necessario intervenire immediatamente provvedendo a pensare a sistemi di detenzione domiciliare o sistemi alternativi che possano contemperare le giuste esigenze di misura detentiva con la sicurezza dei detenuti e del personale penitenziario (braccialetti elettronici; detenzione domiciliare per i detenuti in attesa di giudizio e per detenzioni relative a reati minori ecc.).

Si apre quindi all’orizzonte un fronte di responsabilità rilevante per lo Stato italiano che lo potrebbe portare, nel prossimo futuro, a dover affrontare numerosissime richieste di natura risarcitoria anche di rilevante entità per violazione dell’art. 3 CEDU e dell’art. 32 Cost. da parte della popolazione carceraria. 

Ma si apre anche un problema morale di amplissima portata.

Il Papa, nella messa a Santa Marta del 6.4.2020, pregando per i carcerati in merito al sovraffollamento ha così detto:  “in epoca di pandemia, dove c'è sovraffollamento, si rischia che finisca in una calamità grave”.

Michelle Bachelet, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha dichiarato “La nostra risposta a questa epidemia deve comprendere - e in effetti concentrarsi su - coloro che la società spesso trascura o relega in uno stato minore. Altrimenti, fallirà… Il coronavirus metterà sicuramente alla prova i nostri principi, i nostri valori e la nostra umanità condivisa”.

Lo Stato Repubblicano deve essere uno Stato pluralista ed è quindi necessario che garantisca il rispetto di un’etica minima che ricomprenda quei principi e regole che costituiscono la condizione necessaria perché vi sia stabilità, equità ma soprattutto rispetto dei diritti inviolabili delle persone che fanno parte di qualsiasi comunità, ivi inclusi i detenuti ed anche nel caso in cui questi fossero colpevoli.  

The street lawyer

 

 

 

 


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