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CORSERA COVID-19 PANZER TEDESCHI IN AIUTO DELL'ITALIA. LA FALSA ACCUSA DELLA PROPAGANDA SOVRANISTA ALL'UNIONE EUROPEA

ROMA 9 APRILE 2020 CORSERA.IT by dr.Renato Corsini & The Street Lawyer 

COVID-19 – LA FALSA ACCUSA ALL’UE SUI CORONABOND- IL MICIDIALE VIRUS DELLA POPULISTICA SOVRANISTA CONTRO L’EUROPA – LA GERMANIA PRIMO CONTRIBUTORE NETTO E L’OLANDA “PARADISO FISCALE” ADORATO DALLE IMPRESE TOP ITALIANE.

L’Unione Europea si è immediatamente mossa per fronteggiare la pandemia da COVID-19 a sostegno dei Paesi dell’Unione sotto plurimi profili, dal settore sanitario sino a quello economico.

L’Unione Europea è costituita attualmente da 27 membri. Alcuni virtuosi, alcuni meno. L’Italia è una gran lavoratrice, produce tanto durante l’anno ma è zavorrata da un grande debito pubblico pregresso che si è implementato dagli anni ‘80 in poi in maniera sistematica. Al 31.12.2019 "il debito delle Amministrazioni pubbliche era pari a 2.409,2 miliardi” (134,8 per cento del PIL).

 

 

Debito Italiano in percentuale del Pil (Fonte: Banca d’Italia)

Debito pubblico: come, quando e perché è esploso in Italia - Il ...

In questi ultimi mesi nel mondo intero si è diffusa una pandemia con pochi precedenti che sta mettendo a repentaglio non solo la salute ma anche la capacità produttiva di tutti gli Stati. Per chi ha “molti debiti”, quindi, la situazione si complica. Peraltro, in “casa Italia” mancano persino le mascherine, i ventilatori, i guanti per aiutare i propri cittadini a fronteggiare l’epidemia da COVID-19. Alcuni Paesi si sono mossi in anticipo altri più tardi, come sempre.

Tuttavia, in Europa tutti hanno condiviso il fatto che la pandemia sia un pericolo per tutti.

Vista la gravità della situazione tutti gli organi dell’UE si sono in fretta riuniti, in via continuativa, e contrariamente a quanto vuol far credere la populista propaganda “sovranista” (di coloro che vorrebbero vederci tutti fuori dall’UE per riportarci indietro nel tempo ai nostri minuscoli Staterelli con moneta propria pronti per una politica super-inflazionistica, magari per esportare qualche prodotto in più all’estero), ha immediatamente deciso di intervenire a sostegno di tutti.

Vediamo alcuni esempi:

Le iniziative messe in campo dalla Commissione UE.

1) Per la prima volta la Commissione europea ha attivato la clausola generale di salvaguardia  del patto di stabilità e crescita nel quadro della sua strategia per rispondere rapidamente e con la forza alla pandemia di coronavirus in modo tempestivo e coordinato. Ciò consente ai governi nazionali di sostenere meglio le economie nazionali, in quanto le norme di bilancio sono state notevolmente allentate.

2) il 6 aprile 2020: 8 miliardi di euro per sostenere circa 100 000 imprese europee.

La Commissione europea e il Fondo europeo per gli investimenti sbloccheranno 8 miliardi di euro dal Fondo europeo per gli investimenti strategici per le imprese che potranno presentare domanda di sostegno direttamente presso le loro banche e/o i loro istituti di credito locali.

3) 2 aprile 2020 - Per sostenere rapidamente i lavoratori e attenuare i rischi di disoccupazione legati alla pandemia di coronavirus, la Commissione ha lanciato una nuova iniziativa chiamata SURE (sostegno per attenuare i rischi di disoccupazione in un’emergenza). Per contribuire a proteggere i posti di lavoro e a sostenere le famiglie, l'iniziativa SURE fornirà agli Stati membri fino a 100 miliardi di euro di assistenza finanziaria, sotto forma di prestiti concessi a condizioni favorevoli. Inoltre, ha proposto di reindirizzare tutti i fondi strutturali disponibili per rispondere al coronavirus. Anche gli agricoltori e i pescatori, così come i più indigenti, beneficeranno di un sostegno. L'iniziativa Solidarietà dell'UE per la salute, con un bilancio di 3 miliardi di euro, affronterà le esigenze dei sistemi sanitari degli Stati membri.

4) La Commissione ha pubblicato quattro bandi di gara distinti per apparecchiature e forniture mediche: il 28 febbraio (guanti e camici chirurgici), il 17 marzo (dispositivi di protezione individuale per la protezione degli occhi e delle vie respiratorie, ventilatori medici e respiratori) e il 19 marzo (attrezzature di laboratorio, compresi i kit per i test), con la partecipazione di un massimo di 25 Stati membri. Queste iniziative si stanno dimostrando un successo. In risposta al primo invito, la Commissione ha ricevuto offerte in grado di rispondere alle richieste. Le valutazioni si sono concluse e i contratti dovrebbero essere firmati nelle prossime settimane. Le apparecchiature dovrebbero quindi essere disponibili a breve negli Stati membri.

5) 7 aprile 2020 - Il Corpo medico europeo in Italia

Il Corpo medico europeo, coordinato dal Centro di coordinamento della risposta alle emergenze dell'UE, ha inviato a Bergamo una squadra di medici e infermieri europei provenienti dalla Romania e dalla Norvegia. L'Austria ha donato 3.360 litri di disinfettante medico all'Italia tramite il meccanismo di protezione civile dell'UE. Inoltre, l'Italia ha attivato il sistema satellitare Copernicus dell'Unione europea per mappare le strutture sanitarie e monitorare le attività.

 

Le iniziative messe in campo dalla BCE e Banca Europea degli Investimenti.

 

1) Il 7.4.2020 il Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) ha adottato un pacchetto di misure temporanee di allentamento delle garanzie per facilitare la disponibilità di garanzie idonee per le controparti dell'Eurosistema a partecipare alle operazioni di finanziamento, come le operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO-III ). Il pacchetto è complementare ad altre misure recentemente annunciate dalla BCE, tra cui ulteriori operazioni di rifinanziamento a più lungo termine (LTRO) e il programma di acquisto di emergenza pandemica (PEPP) come risposta all'emergenza del coronavirus. Le misure supportano collettivamente la fornitura di prestiti bancari, in particolare allentando le condizioni alle quali i crediti sono accettati come garanzia. Allo stesso tempo, l'Eurosistema sta aumentando la sua tolleranza al rischio per sostenere la fornitura di credito attraverso le sue operazioni di rifinanziamento, in particolare riducendo costantemente gli scarti di valutazione delle garanzie per tutte le attività.

 

2) Il 18 marzo 2020 il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha annunciato un nuovo programma di acquisto per l'emergenza pandemica con una dotazione di 750 miliardi di euro fino alla fine dell'anno, oltre ai 120 miliardi di euro decisi il 12 marzo. Insieme, questi importi equivalgono al 7,3% del PIL della zona euro. Il programma è temporaneo e punta ad affrontare la situazione senza precedenti in cui si trova la nostra Unione monetaria. Rimarrà in vigore fino alla fase di crisi.

3) Il 16 marzo 2020 il gruppo della Banca europea per gli investimenti ha proposto un piano per mobilitare fino a 40 miliardi di euro di finanziamenti, che saranno utilizzati per prestiti ponte, sospensioni dei debiti e altre misure intese ad alleviare la situazione di liquidità e i vincoli in materia di capitale circolante per le PMI e le imprese a media capitalizzazione. Il gruppo della Banca europea per gli investimenti, compreso il Fondo europeo per gli investimenti, specializzato nei finanziamenti per le piccole e medie imprese, opererà tramite intermediari finanziari negli Stati membri e in collaborazione con le banche di promozione nazionali.

L’Eurogruppo e la discussione sui c.d. Eurobond.

Le discussioni su come affrontare l’emergenza causata dal coronavirus stanno continuando all’interno dell’Eurogruppo. La questione non è semplice, ma contrariamente a quanto si vuol far credere, va naturalmente avanti nell’interesse comune.

Tutte le ipotesi sono in campo. All’interno dell’UE ci sono diverse opinioni.

Alcuni paesi membri come l’Italia, Spagna, Francia, Lussemburgo, Belgio, Grecia, Portogallo, Irlanda e Slovenia ritengono che la via migliore sarebbe quella di creare uno strumento (tecnicamente tutto da definirsi) di debito comune (i c.d. Eurobond) emesso da un’Istituzione Europea per raccogliere fondi sul mercato a beneficio di tutti gli Stati Membri che ne diventano tutti congiuntamente garanti. 

Altro strumento in campo potrebbe essere il MES che è invece un fondo sovrano che, sostituisce il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria -MESF- (che venne utilizzato per salvare il Portogallo e l’Irlanda dalla crisi economico-finanziaria). Il MES utilizza diversi meccanismi (prestiti; linee di credito ecc.) e fu utilizzato per fronteggiare la crisi economica-finanziaria della Grecia. Tuttavia, il MES richiede allo Stato che ne usufruisce di adottare tutta una serie di misure e riforme che gli Stati come l’Italia, la Spagna e altri non ritengono compatibili per fronteggiare la situazione derivante dal diffondersi dal Coronavirus. Il MES è dotato di un fondo di circa 500/600 miliardi di euro.

Il discorso tuttavia è molto complesso ma ciò che rileva è la disinformazione che si sta diffondendo e che come un “virus” vuole far credere che l’UE, contrariamente al vero, non si stia attivando. Gli strumenti che l’Eurogruppo sta studiando sono molti e vedremo cosa accadrà. Tuttavia, ciò che rileva è soprattutto l’urgenza come hanno rilevato ad esempio l’ex governatore della BCE, Draghi ed il Presidente della Repubblica Italiana, Mattarella.

Quanto poi alla critiche mosse, in questi giorni soprattutto in Italia, nei confronti della Germania, ci limitiamo ad osservare che nel Paese tedesco vi è un forte dibattito interno tra favorevoli e non favorevoli ai c.d. Eurobond (molti partiti politici, ad es. i verdi, tantissimi intellettuali ed economisti di peso nonché molte testate giornalistiche prestigiose da ultimo il Der Spiegel sino sono detti favorevoli. Non vi è necessità di riportare questi punti di vista atteso che la cronaca ne fornisce ampio spazio).

Facciamo poi notare che il debito pubblico italiano è detenuto per circa il 30% da Paesi stranieri e tra questi un bel gruzzolo lo detiene la Germania il 70 per cento del debito pubblico italiano è nelle tasche degli italiani stessi e dell’eurosistema, cioè delle banche centrali che hanno avviato programmi di acquisto del debito, come il noto quantitative easing. Il restante 30 per cento è nelle mani degli stranieri: il primo paese investitore è la Francia al 21 per cento, seguita da Germania e Lussemburgo al 14 per cento, poi Spagna e Irlanda” (fonte: L’Espresso 2.8.2019). Dunque, un eventuale interesse a far “saltare” l’Italia non sarebbe poi così tanto in linea con la “ragionevolezza” tedesca.  

Infine, la Germania, forse molti se ne sono dimenticati, è il maggior contributore netto in Europa ovvero mette nell’UE più soldi di quello che riceve indietro. L’Italia “nel 2017 ha ricevuto quasi 9,8 miliardi di euro a fronte di 12 versati. La Germania è il Paese con lo scarto maggiore (ne ha messi 19,6 ma ne ha avuti meno di 11), poi seguono Gran Bretagna (con circa 10,6 erogati alle casse europee e 6,3 recuperati in fondi Ue) e Francia (con 16,2 pagati e 13,5 “riavuti indietro”)”.

Ma vi è però da dire che “Dal 2001 al 2017 l’Italia è sempre stata nella posizione di contributore netto, con scarti variabili tra il dare e l’avere che hanno raggiunto un picco passivo nel 2011 di quasi 5 miliardi. Tra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Novanta, invece, l’Italia è stata nella posizione di beneficiario netto, ovvero ha ottenuto più soldi dall'Europa di quanti ne abbia messi nel bilancio comunitario” (fonte: Sole 24 ORE 25.8.2018).

Quanto poi al c.d. debito di guerra conseguente alla seconda guerra mondiale la conferenza di Londra del 1953 portò ad una parziale compensazione del dovuto da parte della Germania che poi non era un debito, ma semmai un risarcimento di guerra (Si v. in merito per una breve analisi ma completa: https://financecue.it/facciamo-chiarezza-debiti-guerra-germania/17993/).

Quanto poi all’Olanda degradata, in queste ore, dai più in Italia a paradiso fiscale (“L'Olanda è il paese che, con un regime fiscale «agevolato», si connota come un paradiso fiscale interno all'Europa e come tale sottrae risorse agli altri paesi Uev. l’ex ministro Carlo Calenda come riporta il quotidiano Italia Oggi del 1.4.2020), sarebbe appena il caso di aggiungere, per amore di verità, che moltissime tra le più grandi multinazionali italiane in quel paradiso fiscale ci sono andate a mettere la loro sede: “Eni, Enel, Exor, Ferrero, Prysmian, Saipem, Telecom, Illy, Luxottica sono altri esempi italiani con sede legale principale, o di una consociata, nei Paesi Bassi” ci dice il Foglio del buon Giuliano Ferrara. Inoltre, spiega correttamente il Foglio che “i Paesi Bassi non sono un paradiso fiscale: per le persone fisiche le aliquote sul reddito vanno dal 33 per cento su 18 mila euro al 52 oltre i 60 mila. Eppure la pressione fiscale nel 2018 è stata del 37 per cento rispetto al 43 dell’Italia. Ma gli olandesi non sono evasori fiscali” mentre l’Italia è al primo posto in Europa con 190 miliardi pari all’11.5% sul PIL.

E allora perché i capitali italiani vanno in Olanda (insieme a molti altri stranieri, v. Google; Tesla ecc..)? Il diritto societario bizantiniano, la durata dei processi civili: “L’Olanda ha la migliore performance europea (tre mesi), l’Italia la peggiore (quattro anni). E poi, aggiunge il Foglio, “Senza contare il debito pubblico: il 57 per cento del pil nei Paesi Bassi, il 133 in Italia; tutta la differenza fra una tripla A stabile e una tripla B con rischio di retrocessione. La reputazione e la stabilità dei conti pubblici valgono oro. Per l’attuale governo, invece, probabilmente valgono poco. E anche per questo le compagnie ammiraglie dell’economia nazionale scelgono l’accogliente porto olandese” (Il Foglio 13.6.2019).

Ognuno dica la Sua sulla crisi da coronavirus e sulle soluzioni da adottarsi, ma almeno un po' di sana verità.

#ANDRATUTTOBENE

The street lawyer

 

    

 


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