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CORSERA CORONAVIRUS GIUSEPPE CONTE SCHIAFFO ALLE OPPOSIZIONI DALL'INNO DI MAMELI ALLA NONA SINFONIA DI BEETHOVEN

Parigi 11 aprile 2020 Corsera.it by The Street Lawyer & Dr. Renato Corsini 

COVID-19- RIUNIONE EUROGRUPPO - SCHIAFFO ALLE OPPOSIZIONI – IL PREMIER CONTE SUONA L’INNO ALLA GIOIA.

L’Europa c’è e ha battuto un gran colpo nella riunione dei Ministri delle finanze dell’UE, avvenuta in videoconferenza, nella notte del 9 aprile scorso, accordandosi per una risposta congiunta alla crisi da COVID-19. Il Governo Conte ha lavorato bene.

I sovranisti nostrani ne sono affranti e non hanno perso minuti preziosi per cercare di far apparire un ottimo risultato (sebbene accolto con riserva dall’Italia che, come noto, spinge sui c.d. Eurobond) come un insuccesso.

Il Premier Conte, nella conferenza stampa di ieri, piena di patos, nella quale mancava in sottofondo solamente l’inno europeo (“Inno alla gioia”, scritto da Friedrich von Schiller nel 1785 e messo in musica da Ludwig van Beethoven nella sua nona sinfonia del 1823) , ha potuto portare agli italiani la buona novella sul raggiunto accordo in sede di Eurogruppo.

E’ un Conte diverso da quel compassato Premier Conte (quasi incredulo di esserlo divenuto) che il 7 giugno 2018 durante la richiesta di fiducia alla Camera dei Deputati del suo primo governo, chiedeva il permesso ad uno dei suoi vice-primo ministro, Di Maio, di poter dire qualcosa ricevendone un secco no.… (Conte: “posso dire che….” Di Maio: “No”).

L’avv. Conte è un uomo fortunato, forse quello che serve agli Italiani, popolo di scaramantici. Premier incaricato dapprima con fallimento, poi richiamato, quindi nominato con i colori giallo/blu (Conte 1), disarcionato e rimontato in sella con la diversa maggioranza giallo/rossa del Conte bis.

Ora difronte allo tsunami del COVID-19 l’intera attenzione dell’opinione pubblica, dei media, è necessariamente caduta sul capo e la figura del Premier si è venuta a mettere naturalmente in primo piano senza timore di poter essere oscurata da questo o quel ministro ovvero politico di maggioranza od opposizione.

Giuseppe Conte lo ha capito talmente bene, e tal punto, da non poter arrestare l’irrefrenabile adrenalina di agire per suo conto, tanto da pensare per un attimo, come evidenziato dal Corsera Magazine, di innescare a colpi di DPCM, l’emanazione della normativa emergenziale COVID-19.  Il premier Giuseppe Conte, in un primo momento, aveva dimenticato le riserve di legge che la Costituzione impone nei provvedimenti tesi ad attenuare le libertà fondamentali come quella di circolazione (ora tutta la normativa emergenziale COVID-19 è stata fatta opportunatamente rientrare nell’alveo della decretazione d’urgenza, autorizzativa dei successivi DPCM, in modo da poter essere sottoposta all’esame del Parlamento che ne deve autorizzare la conversione in legge e quindi del Capo dello Stato ed ove occorresse della Corte Costituzionale).

Sentendo finalmente “suoi” i panni del vero “commander-in chief” ieri, quasi a reti unificate, il Premier Conte, dopo peraltro aver annunciato agli Italiani di voler ancora di più dall’Europa inseguendo il sogno degli Eurobond, con il dito puntato ha lanciato i suoi strali contro i due eminenti rappresentanti dell’opposizione Salvini e Meloni colpevoli di “sabotare” l’Italia non dicendo la verità su quanto l’UE sta concordando per contrastare COVID-19.

Mistificazione che, secondo Conte,  indebolisce la credibilità dell’Italia nella delicata discussione che si sta svolgendo tra tutti gli alleati.

Ed in effetti i due leaders Salvini e Meloni,  accusati platealmente dal Premier in diretta televisiva, all’esito della riunione dell’Eurogruppo, hanno dichiarato: Salvini: “non ci sono gli Eurobond che voleva Conte ma c'è il Mes, una drammatica ipoteca sul futuro, sul lavoro e sul risparmio dei nostri figli”  l’accordo è “una Caporetto…Dal 1989 ad oggi l'Italia ha versato all'Europa 140 miliardi, ora per averne a prestito 35 ci mettiamo nelle mani di un sistema di strozzinaggio legalizzato. Il Mes light è una truffa, una rapina”. In linea la Meloni: “Il governo umiliato all'Eurogruppo, dice sì al Mes”.

Ha ragione Conte.

Salvini avrebbe dovuto ricordare che l’Italia “Tra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Novanta… è stata nella posizione di beneficiario netto, ovvero ha ottenuto più soldi dall'Europa di quanti ne abbia messi nel bilancio comunitario”.  Solo dal 2001 l’Italia è divenuta contributore netto. Ce ne siamo occupati già in un nostro precedente articolo su Corsera Magazine del 9.4.2020.

Peraltro, i vantaggi nel partecipare ad un mercato unico non si vagliano solo sul rapporto dare/avere bensì anche dal fatto di poter effettuare “scambi transfrontalieri senza dazi” che “consentono alle imprese di risparmiare e al consumatore di acquistare prodotti a prezzi più convenienti; le imprese investono con facilità negli altri Stati membri dell’UE e i lavoratori possono scegliere lo Stato membro dell’UE in cui lavorare. L’Unione europea è diventata così lo spazio economico più grande al mondo, davanti anche agli Stati Uniti e alla Cina. Nel tempo queste misure hanno favorito la competitività e la crescita e creato ricchezza, avvantaggiando anche l’Italia, che è l’ottavo paese esportatore al mondo” (Commissione Europea - rappresentanza in Italia, 2017).

Potremmo continuare ma non è questa la sede.

Non è vero poi che l’Italia, nell’Eurogruppo, abbia accettato l’utilizzo del c.d. ex Fondo Salva Stati “MES” così come attualmente concepito e che fu utilizzato per il salvataggio della Grecia tra  il 2012 e il 2018 (Grecia che, peraltro, sarebbe opportuno ricordare che nonostante quanto si dica sul MES, nel 2019 ha visto trionfare nelle ultime elezioni politiche con larga maggioranza Kyriakos Mitsotakis, il nuovo leader di Nuova Democrazia, forza politica di centro-destra fortemente liberale e riformista certamente non contraria alla UE e che per l’appunto aveva vinto anche nelle elezioni europee del luglio 2019).

Ciò detto vi è da dire che l’Eurogruppo nella riunione del 9 aprile ha ricordato che “La pandemia COVID-19 costituisce una sfida senza precedenti con conseguenze socio-economiche molto gravi” ed ha con forza ribadito di voler  “fare tutto il necessario per affrontare questa sfida in uno spirito di solidarietà” ritenendo “necessaria una strategia coordinata e globale per far fronte alle esigenze di emergenza sanitaria, sostenere l'attività economica e preparare il terreno per la ripresa” combinando “iniziative a breve, medio e lungo termine, tenendo conto delle fuoriuscite e dei collegamenti” tra le economie degli Stati membri “e della necessità di preservare la fiducia e la stabilità”.

Dunque, piena presa di coscienza della gravità della situazione e piena solidarietà nonché condivisione delle iniziative necessarie a farvi fronte.

Quindi, nel report conclusivo della riunione, l’Eurogruppo ha ripercorso le iniziative già assunte a livello di UE e Stati membri per fronteggiare la crisi da COVID-19 su cui ci siamo soffermati in nostro precedente articolo sul Corsera Magazine del 9.4.2020.

Poi ha illustrato gli ulteriori strumenti da adottarsi per affrontare la crisi da COVID-19.

Tra questi si è parlato del famoso MES. In merito si è discusso sul fatto che questo strumento si possa “adattare alla natura dello shock simmetrico causato da COVID 19” potendosi istituire di fatto una “linea di credito” adattata alla luce di questa specifica sfida, quale garanzia per gli Stati membri dell'area dell'euro “colpiti da questo shock esterno”. Linea di credito “disponibile per tutti gli Stati membri dell'area dell'euro durante questi periodi di crisi, con condizioni standardizzate concordate in anticipo dagli organi direttivi del MES, che riflettano le sfide attuali, sulla base di valutazioni iniziali delle istituzioni europee”.

L'unico requisito per accedere a questa nuova linea di credito, a differenza di quanto previsto attualmente nell’attuale MES (così come allora utilizzato per il caso Grecia) sarebbe, ora, per gli Stati Membri, l’impegno ad utilizzarla solo per “l’assistenza sanitaria diretta e indiretta, per i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi COVID 19”. L’ammontare della linea di credito da utilizzarsi sarebbe pari sino al massimo del 2% del PIL dell’anno 2019 prodotto dallo Stato Membro che ne chiederà l’utilizzo e con durata sino alla fine dell’emergenza.

Quindi nulla a che fare con l’attuale Meccanismo Europeo di Stabilità. Bensì “una linea di liquidità immediatamente utilizzabile” da impiegare per l’emergenza sanitaria, che come dice l’ex commissario UE Mario Monti, ex premier e Senatore a vita, non andrebbe disdegnata e sulla quale sarebbe opportuno  riflettere senza inutili aprioristici pregiudizi.

Charles Michel, Presidente del Consiglio Europeo, all’esito dell’incontro dei ministri delle finanze UE, ha dichiarato,  : “L'accordo dell'Eurogruppo rappresenta una svolta significativa. Più di mezzo trilione di euro sono ora disponibili per proteggere i paesi, i lavoratori e le imprese dell'Unione europea. Con questo impareggiabile pacchetto ci assumiamo insieme l'onere della crisi”.

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