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CORSERA CORONAVIRUS MILANO QUALCOSA NON VA, INQUINAMENTO, CONURBAZIONE, NON SUFFICIENTI A SPIEGARE TANTI DECESSI

MILANO 12 APRILE 2020 CORSERA.IT di Angela Palombelli

CorSera.it Copyright Quel brindisi fatale che ha fatto credere alla città della madonnina che tutto ancora poteva andare. Quello di Nicola Zingaretti sarà ricordato negli annali della politica, come uno dei gesti più irresposabili della vita pubblica italiana. Un brindisi che ha consentito al coronavirus di continuare a diffondersi per Milano a grandissima velocità, giorni, ore vitali , dove al contrario, l'azione di politici intelligenti e astuti, avrebbe dovuto incidire mettendo in campo misure preventive adeguate anche l' immediato di lock-down. Il giorno in cui Nicola Zingaretti si recava ai navigli, noi del CorSera.it già avevamo scritto che si trattava di una guerra, che gli italiani, infermieri e medici erano in trincea.Siamo stati i primi a scrivere che si trattava di eroi, scesi sul capo senza protezioni individuali adeguate.

I primi a chidere le dimissioni di Roberto Speranza per aver disatteso i protocolli Nazionali di prevenzioni delle epidemie infettive. Leggete il Corsera.it dal 29 febbraio per capire.  Così come scrivemmo che era indispensabile entrare nei supermarket con mascherina occhiali e guanti. I primi a mettere in luce la disorganizzazione di Pam e Coop.I primi scrivere che era necessario tutelare la salute delle cassiere nei supermercati , gente lasciata andare allo sbaraglio dalla cattiva ammiistrazione delle aziende alimentari di vendita al dettaglio.  Noi c'eravamo nella logica della prevenzione. Gli spritz gli avevamo gettati alle spalle tra i ricordi. I politici agiscono e non fanno cazzate. Pensano non si lasciano ingoiare dalla centrifuga delle cose sentite o dette.O)ggi l'infettivologo Massimo Galli ha dichiarato che l'infezione sta dentor le case di Milano. Anche qui noi del CorSera.it abbiamo più volte denunciato che chiudere la gente in casa e consentire di recarsi al supermercato senza l'obbligo di indossare le mascherine e i guanti, sarebbe presto diventato il primo diffusore del Covid-19. così è stato. Non ce l'ha suggerito Galli o Lo Palco, di cui con altro articolo abbiamo evidenziato l'inutilità di alcune precauzioni invocate per contenere il contagio. Questi i fatti, le cui sequenze scandenzate le potete rileggere sul CorSera.it nella rubrica Coronavirus . Fatti non spritz!!!

 Ma aldilà dello scellerato brindisi a Milano c'è qualcosa che non va, aria infetta, esalazioni di gas velenosi. Forse un giorno lo scopriremo, la lo smog e la conurbazione, mettiamoci anche l'inversione termica ( di cui noi del CorSera.it siamo stati tra i primi a denunciarni gli effetti dannosi ) ma sono troppi i decessi, due volte New York, troppi i contagiati rispetto al resto dell'Italia. Anche il Veneto la diffusione del coronavirus ha rallentato e non certo per i tamponi di Luca Zaia ( che comunque rappresentano la prova di una sana gestione delle problematiche sanitarie) . A Milano il contagio si trasmette ancora e 1500 contagi al giorno significa che ce ne potrebbero essere almeno 150 mila nel secondo strato dell'iceberg. E poi sotto ancora al terzo strato forse 400 mila o chissà, tutta la città intera. Intorno ai confini della Lombardia va steso un immenso cordone sanitario così come nelle altre zone di Bergamo e Brescia. Il lock-down potrà essere abolito soltanto quando si scenderà sotto la quota di sicurezza di 100 contagiati al giorno. Il resto dell'italia deve riprendere al più presto e pedalare ancora di più, per cercare di tenere i conti in ordine , malgrado la locomotiva industriale del paese sia in panne. A Milano va abolito il traffico per i prossimi sei mesi, soltanto tram e biciclette, forse auto elettriche. Niente di più. Milano sta morendo non per i suoi vecchi colpiti dal coronavirus, ma per avvelenamento. Si dovrà studiare bene che cosa c'è nell'aria, cosa nell' acqua. La Milano da bere, forse nasconde veleni di cui nessuno ci ha detto nulla. Forse la Lombardia è la vera terra dei fuochi italiana. Fiamme dell'Inferno, sotto terra. Non si spiega in altro modo.

 

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La battaglia di Milano è tutt’altro che vinta. I contagi da coronavirus continuano a oscillare, la mortalità rimane alta, soprattutto tra gli anziani. «Milano merita sempre attenzione» spiega l’assessore regionale alla Sanità Giulio Gallera, che annuncia inoltre un raddoppio del periodo di quarantena per i positivi al virus. Il bollettino giornaliero riporta 520 nuovi casi nella Città metropolitana, 262 solo a Milano. Un dato quasi raddoppiato rispetto a quello di venerdì, in cui si vedeva un incremento di 269 persone positive nella provincia e di 127 in città. «Non c’è un calo netto e deciso nei contagi — sottolinea l’assessore — quindi non rilassiamoci, restiamo a casa. Per quanto possibile limitiamo al minimo anche le uscite per andare a fare la spesa». Mentre in altre città si nota una costante discesa, per Milano non è così. Si teme una nuova ondata. «La linea un giorno scende e un giorno sale — continua Gallera —. Non è dunque finita, dobbiamo resistere anche in vista dei ponti che ci separano dalla data fissata del 3 maggio».I numeri milanesi incidono sull’andamento regionale. Sono 1.544 i nuovi casi in Lombardia, ora a quota 57.592, 12.026 le persone ricoverate (più 149), mentre si svuotano i letti di terapia intensiva (meno 28, ne rimangono occupati 1.174). Aumentano invece i decessi: sono 10.511 i lombardi morti a causa del virus, 273 in più rispetto a ieri. Su Milano, la mortalità a confronto con lo stesso periodo del 2019 è cresciuta dell’87 per cento dall’inizio dell’epidemia. Lo certifica il terzo rapporto del Sistema nazionale di sorveglianza della mortalità giornaliera . L’incremento è visibile soprattutto nelle fasce d’età 75-84 e tra gli over 85. In città i grandi anziani morti tra il 28 marzo e il 3 aprile sono 361, contro i 294 della settimana precedente. E se la forte crescita sembra essersi stabilizzata, il report indica anche che i dati più recenti potrebbero essere sottostimati. Il trend milanese è influenzato dai numerosissimi decessi che si stanno registrando in alcune residenze sanitarie assistenziali (Rsa). La Procura sta indagando e la Regione ha istituito una commissione per approfondire il tema.


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