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CORSERA RECOVERY FUND GLI ITALIANI HANNO PERSO IL 60% DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE

Milano 18 giugno 2020 CorSera.it dr.Matteo Corsini 

Fondatore e direttore scientifico Enciclopedia Universale delle Scienze Giuridiche

Non è importante se arriveranno i soldi del Recovery Fund, o se non arriveranno. Gli italiani hanno già perduto oltre il 50% del valore delle proprietà immobiliari. Non c'è da stare allegri, con l'euro e l'Unione europea.E' vero, la moneta non si è svalutata, la capacità di spesa delle pensioni non diminuisce, ma in un paese in cui l'80% dei cittadini possiede una casa, il depauperamento del valore immobiliare, costituisce un danno gravissimo.Il patrimonio immobiliare degli italiani, accumulato da generazioni di bravi padri e madri di famiglia, non vale più granchè. Ne siamo ormai tutti consapevoli, anche se qualcuno ancora spera in un recupero. Il mercato immobiliare, prosegue nella sua pericolosa corsa verso il fondo del burrone. Il gap tra domanda e offerta continua a dilatarsi, rendendo di fatto quasi insostenibili i tempi di vendita degli appartamenti.Lo smart working ha dato il definitivo colpo di grazia al settore uffici. Con un mercato ridotto in macerie, arriveranno gli speculatori, gli sciacalli, quelli che si arricchiscono con il sangue degli altri.Il governo deve intervenire con assoluta celerità e colmare il gap fiscale con i paesi canaglia europei, quelli che fanno dumping fiscale in nostro danno. E' vero l'Olanda ha un debito pubblico estremamente ridotto rispetto al nostro, ma così facendo attira le attività di imprese estere, anche quelle italiane. Se vogliamo sopravvivere, aldilà delle promesse del Governo, il paese va defiscalizzato, il prima possibile, soltanto diminuendo la pressione fiscale, diventeremo competitivi. Misure urgenti o questa volta potremmo non farcela. 

 

L'Ue resta spaccata sul Recovery fund, con i Paesi frugali (Olanda, Austria, Svezia e Danimarca) che non perdono occasione per rimarcare inflessibili le loro linee rosse, una parte dei Visegrad (Ungheria e Repubblica Ceca) che si è fatta più esplicita nelle critiche puntando ad una fetta più grossa di aiuti, e l'Italia che per bocca del premier Giuseppe Conte ha avvertito: "Non possiamo permetterci compromessi al ribasso". Tutto intorno, tra gli altri partner, c'è un sottobosco di mugugni, con alleanze a geometrie variabili su questo o quell'elemento della proposta da 750 miliardi messa sul tavolo dalla Commissione di Ursula von der Leyen.
In questo scenario, nessuno si fa illusioni sul risultato della videoconferenza dei leader di venerdì: sarà un summit interlocutorio, come lo stesso presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha spiegato fin dal momento della convocazione.
 Ma al tempo stesso la speranza è che possa essere uno snodo centrale, per restringere il campo del negoziato, con l'obiettivo di raggiungere un'intesa entro fine luglio, o comunque prima della pausa estiva.

"Se ritarderemo le risposte potremo certificare il fallimento del mercato unico e di altri pilastri dell'Ue", ha messo in guardia Conte. Un punto ben chiaro ai vertici delle istituzioni Ue, Michel, von der Leyen e David Sassoli, ma anche al presidente Emmanuel Macron e alla cancelliera Angela Merkel (il governo di Berlino ha appena varato una nuova manovra finanziaria che fa salire il rapporto debito/Pil al 77% nel 2020), impegnati a scongiurare un rinvio a settembre anche per evitare sovrapposizioni con l'altrettanto difficile trattativa sulle relazioni commerciali post-Brexit con Londra.


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