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CORSERA COLOSSEO COOP CULTURE MIBACT IL GIOCO DELLE TRE CARTE SULLA PELLE DI GUIDE TURISTICHE, ACCOMPAGNATORI E TOUR OPERATOR

Roma 19 luglio 2020 CorSera.it by Matteo Corsini 

Quella del Colosseo, la "Battaglia del Colosseo ", appare oggi non soltanto come fotogramma dilatato della realtà economico sociale del paese, ma la cartina di tornasole della crisi politica e sociale della Capitale. La battaglia del turismo è di fondamentale importanza per l'Italia, senza visitatori, pellegrini e imprese straniere, il GDP nazionale sarebbe asfittico, probabilmente il gettito erariale insufficiente a soddisfare la nostra gigantesca spesa pubblica..Capire l'Italia sotto il profilo turistico culturale è fondamentale, e l'esercito di guide e accompagnatori turistici, forma un secondo esercito, che ogni giorno lavora per gestire il territorio, i siti archeologici, le relazioni sociali. Senza questo segmento dell'economia, l'Italia non sarà in grado di reggere al colpo della crisi che si sta propagando insieme al Covid-19. Dobbiamo ripensare al modello di business turistico, per questo motivo è indispensabile rigenerare la struttura fiscale della nazione, con normative moderne, dinamiche, in sinergia con le esigenze del mondo del lavoro. L'Olanda ha un debito pubblico inferiore al nostro e dunque può consentirsi di diminuire la pressione fiscale a beneficio anche delle imprese italiane, che infatti vi traslocano armi a bagagli. La battaglia del Colosseo, è quella del paese, perchè tutti insieme dobbiamo uscire dalla crisi con idee e programmi innovativi. L'aspetto fondamentale è quello delle imposte e delle tasse. Se non defiscalizziamo andremo in bancarotta con tanti saluti di Rutte e dei frugali paesi del nord che non conoscono crisi.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Riguardo Coopculture, uno degli aspetti che andrebbe affrontato con dettaglio, riguarda la sostituzione della figura della guida turistica abilitata con personale non abilitato, “spacciando” la visita guidata come visita didattica o visita accompagnata. 

In realtà sappiamo tutti, ne abbiamo prove visive e tangibili, che la visita viene pubblicizzata e venduta come guidata (in realtà ultimamente, il loro sito è stato aggiornato e ora le definiscono tutte: visite didattiche); ma l’operatore incaricato a condurre la visita, si presenta ai visitatori come “guida”, pur non essendo in possesso del titolo, (sarebbe interessante verificare se sia in possesso del titolo per poter fare didattica!!).

Sorge spontanea una domanda: le visite didattiche, come la parola stessa ci suggerisce non dovrebbero essere rivolte all’apprendimento, quindi riservate nella maggior parte dei casi ad alunni delle scuole oppure a singoli e/o gruppi di adulti che seguono un determinato corso di formazione? Perché allora sono vendute indistintamente a singoli o gruppi di turisti, famiglie senza verificare se svolgano un meno un corso didattico e soprattutto le visite didattiche svolte dagli operatori interni cosa hanno di diverso rispetto alle visite guidate regolamentate per legge?

Questo modus operandi viene adottato in tutte le sedi di loro gestione. La Coopculture sostiene di potersi avvalere, nei siti in loro concessione, di personale non autorizzato, poichè le visite rientrerebbero nei servizi aggiuntivi e quindi sostiene di avere la piena facoltà di avvalersi di personale interno per la gestione delle stesse. 

A riguardo è da notare che spesso il personale incaricato alla conduzione della visita non è un dipendente interno della cooperativa, con contratto regolamentato dal CCNL, ma si tratta di un libero professionista, con un contratto di prestazione professionale a chiamata, incaricato di volta in volta a svolgere visite guidate o tour, oppure visite didattiche o tour.

Poiché nè nella normativa che regolamenta i servizi aggiuntivi, né in quella che regola la professione della guida turistica, si fa voce di questa possibilità di andare in deroga avvalendosi di collaboratori esterni. Sarebbe interessante chiedere alla stessa Coop a quale normativa fa riferimento. 

Coopculture sostiene che vengono incaricati del ruolo di “guida”, professionisti laureati o laureandi in archeologia o storia dell’arte, il patentino sarebbe un optional. Domanda: in questo caso non si potrebbe verificare un uso improprio della professione con violazione dell’articolo 348 del codice penale da parte di chi si presenta come “guida” pur non essendolo? Infatti anche se vengono incaricati del ruolo di “guida” professionisti laureati o laureandi in archeologia o storia dell’arte, non si verifica comunque un uso improprio della professione? 

Un laureato in giurisprudenza può patrocinare una causa senza aver svolto l’esame di stato? Un commercialista può esercitare senza la dovuta abilitazione? E così via per tutte quelle professioni per l’esercizio delle quali, la normativa prevede il superamento di un esame abilitativo.

In altri casi Coopculture ha sostenuto che si trattasse di “visita accompagnata”. Sappiamo bene che non esiste la figura della guida o dell’operatore che accompagna, mentre esiste la professione dell’accompagnatore turistico che ha un preciso ruolo, definito per legge e per lo svolgimento della quale è comunque necessaria un’abilitazione.

Ultima domanda ma non di minore importanza quali potrebbero essere le ripercussioni sul visitatore? Vendendo infatti al visitatore una visita guidata, ci si aspetterebbe che a condurla ci sia una guida autorizzata, come legge prevede. In realtà, il visitatore acquistando una “visita guidata” si ritrova, a sua insaputa, di fronte ad un operatore, che nella maggior parte dei casi, non potremmo definire nemmeno didattico, perché in questo caso ci si aspetterebbe una preparazione pedagogica o quanto meno che lo stesso sia in possesso di una abilitazione idonea all’insegnamento.


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