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CORSERA ELEZIONI USA DONALD TRUMP HA RAGIONE, QUEI FONDATI MOTIVI DI RICORSO ALLA CORTE SUPREMA

New York 6 novembre 2020 CorSera.it a cura del Dr.Matteo Corsini EUSGU ( Enciclopedia Universale delle Scienze Giuridiche e Urbanistiche) 

Voto postale tra identità e segretezza. I profili giuridici di una vicenda costituzionalmente delicata.

Il voto è segreto nel senso che l'elettore ha diritto di isolarsi al momento di votare e deve mantenere il segreto su quanto avviene in quello stesso momento.

Si rappresenta che nel nostro ordinamento giuridico il principale strumento di identificazione delle persone fisiche è dato dalla carta d’identità (art. 3 T.U.L.P.S.)

Elezioni USA, Joe Biden dovrebbe diventare il prossimo Presidente degli Stati Uniti d'America. A meno che non vi siano colpi di scena, come in questo caso, dove forse assisteremo ad un colpo di coda giuridico. Tutti sappiamo che Joe Biden ha sopravanzato Donald Trump con il conteggio dei voti pervenuti per posta, non quelli effettuati nel segreto della cabina elettorale, in silenzio e in solitudine con la propria coscienza. A parte la simpatia o antipatia che si può nutrire per Donald Trump, il voto postale vìola il cosiddetto principio del segreto elettorale, la sua intrinseca sacralità, vale a dire il giudizio sul candidato in compagnia soltanto con la propria coscienza. Il voto postale è del tutto diverso dal voto nella cabina elettorale e vi spiego perchè sotto vari profili giuridici. Non pensate che io sia un filo trumpiano, sono semplicemente un giurista, un esperto nel sollevare dubbi sulle norme della giustizia statuale, uno specialista della logica giuridica a tutela dei nostri diritti, incastonati nel nostro ordinamento.

Trump ha mille volte ragione di fare ricorso alla Corte Suprema, il voto postale per essere considerato valido, dovrebbe subire un doppio riscontro, quello della "firma autentica", ma sopratutto quello più importante della accertata non interferenza sulla volontà dell'elettore. Possiamo immaginare, che le firme sulla scheda elettorale, siano state apposte da un famigliare o da un amico , presente al momento della formulazione del voto. Un gruppo di amiche, potrebbe aver deciso di votare insieme, nel corso di una riunione, proprio come avviene nel corso del ritiro di una giuria popolare, dove il parere di uno alla fine può condizionare quello di tutti gli altri. Il voto postale, quindi il voto a casa, tra amici, in giardino o al circolo sportivo, viola ogni principio etico, quella segretezza in solitudine peculiarità distintiva del voto politico i ndividuale e non collettivo o collegiale.

Tutti i voti postali, per essere considerati validi, dovrebbero avere quanto meno il riscontro della firma autentica.Chi ci dice che la firma sia quella di nostra madre oppure quella di un altro figlio ? La volontà delle persone alle volte viaggiano su labili sentieri, lame di rasoio.  

Chiunque può apporre una firma di un congiunto, di un famigliare anziano o di un conoscente.Lo fanno i medici nei referti, gli avvocati nelle procure, i poliziotti nelle informative. I politici in italia, votano anche per i colleghi, i cosiddetti pianisti. Tutti frodano la legge, tutti snelliscono le pratiche. Nessuno potrà mai giurare che quel voto pervenuto dentro una busta, sia davvero espressione del cittadino che ne aveva il diritto.

 Tutti i voti di persone anziane che sono assistite, dovrebbero essere verificati, quindi ascoltati in separata sede ,senza alcuna interferenza.

La sacralità del voto elettorale , il principio di segretezza e il diritto di isolarsi al momento del voto.

Un'altra prerogativa del voto elettorale è la sua sacralità, vale a dire il momento di riflessione che ognuno di noi compie e svolge, prima di recarsi al seggio elettorale, in solitudine con se stesso. Nessuno può interferire con la nostra coscienza o condizionarci. Il voto postale è una cosa ben diversa da quello del segreto della cabina, perchè può essere soggetto al condizionamento di uno spot elettorale, il giudizio di un anchor man. L'emotività di uno spot elettorale con musica e parole di un candidato, possono in un momento qualsiasi della giornata, condizionare l'emotività di chi ha diritto al voto e sull'impeto della suggestione, magari votare a favore di un candidato e contro l'altro.Il cittadino che vota seduto sul divano o sulla poltrona, non lo effettua soltanto con la propria coscienza, ma con la televisione accesa o magari con il nipote che ne condiziona la scelta. In questo senso il voto postale altera il contesto di neutralità necessario ad esprimere un giudizio assunto in piena e profonda coscienza. Non c'è alcun dubbio. 

I criteri di identificazione dei cittadini rispetto alla legge.

Altro principio sostanziale che viene violato con il voto postale è l'omessa identificazione del cittadino votante, che nel seggio elettorale deve obbligatoriamente presentare il proprio documento di identità, mentre al contrario nel voto postale, tutto questo non avviene contestualmente al momento del voto. Nessuno sarà mai in grado di verificare se l'identità di 100 milioni di americani sia corrispondente a ciò che viene imbucato con la lettera. L'identificazione arriverebbe a posteriori in assenza di quel criterio di determinazione che può consentire di essere rilevato dal documento di identità del cittadino,così come avviene al seggio elettorale. Sotto ogni punto di vista giuridico, il voto postale ha una variabile di indeterminazione che non potrà mai avere riscontro fattuale, ma soltanto logico deduttivo a seguito di riscontri che potranno eseguirsi se non a posteriori.Chi potrà mai dirci che l'identità del votante sia quella di chi ha firmato la scheda elettorale? Nessuno. 

Per talI motivi il ricorso di Donald Trump è del tutto fondato e il voto postale rappresenta una vera mistificazione dell'esercizio della democrazia,nella formulazione di un atto determinante della sua legittimità. Le elezioni americane hanno probabilmente incoronato Joe Biden come nuovo Presidente degli USA, ma nessuno potrà mai confermare che quei 100 milioni di voti siano regolari, espressione veritiera della volontà dei cittadini americani.

Qualora il ricorso di Donal Trump, si fondasse sui questi due criteri, identificazione personale e autenticazione della firma, la Corte Suprema non potrà che accogliere le doglienze dell'immobiliarista newyorchese, e probabilmente rendergli possibile la permanenza alla Casa Bianca.

 

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La Costituzione italiana rispetto al voto. 

L'articolo 48 della Costituzione italiana sancisce il diritto di voto.

«Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.»

(Costituzione della Repubblica Italiana, articolo 48)

Il voto è segreto nel senso che l'elettore ha diritto di isolarsi al momento di votare e deve mantenere il segreto su quanto avviene in quello stesso momento; prima e dopo il momento materiale del voto egli è invece del tutto libero di dichiarare pubblicamente per chi voterà o ha votato

Le elezioni americane si sono svolte il 3 novembre, quindi tre giorni fa. In qualsiasi sistema elettorale democratico, il risultato delle votazioni è ormai quasi istantaneo, grazie agli exitpoll e successivamente all'immediata lettura delle schede elettorali. Il voto che arriva per posta, perviene anche alcuni giorni dopo e questo non è in sintonia con la trasparenza del voto elettorale democratico, il cui principio è quello della contestutalità della lettura delle schede elettorali. Il secondo motivo di appello al voto postale è costituito dalla violazione di un altro principio, quello della segretezza dell'urna, vale a dire che nessuno può interferire, a nessun titolo e per nessuna ragione, nella libera scelta dell'elettore, che dispone della protezione del seggio elettorale. Il voto postale,deve essere spuntato dall'elettora e infilato in una busta che poi viene inviata agli uffici elettorali di competenza. Nel corso di questa azione, qualcuno può influire su quella intenzione di voto, ad esempio un figlio con la madre o un badante con il proprio assistito. Qualcuno può convincere un parente anziano a cambiare idea, può influenzarlo, insomma alterare la convinzione del cittadino . Chi vota può subire pressioni psicologiche o violenze fisiche, può essere deriso, canzonato, umiliato e addirittura costretto a fare una cosa diversa da ciò che intendeva fare, Nel segreto del seggio elettorale, qualsiasi forma di condizionamento non può verificarsi, perchè la scheda appena spuntata viene infilata nell'urna elettorale e si confonde con tutte le altre. La Mafia una volta riusciva a controllare i voti dei cittadini tramite la combinazione dei numeri che esprimevano le preferenze. Il voto postale viola qualsiasi principio di segreto del voto elettorale. Il terzo sistema è alterare la data di invio della busta elettorale, che può essere registrata anche per il giorno precedente.

Si rappresenta che nel nostro ordinamento giuridico il principale strumento di identificazione delle persone fisiche è dato dalla carta d’identità (art. 3 T.U.L.P.S.). Partendo da questo presupposto fondamentale possiamo evidenziare come a mente dell’art. 35 del D.P.R. 445/2000 vi sono altri documenti considerati titolo equipollente alla carta di identità, essendo muniti di fotografia e di timbro, o altra segnatura equivalente, e rilasciati da una amministrazione dello Stato. Questi sono:

  • il passaporto (sia titolo di viaggio sia di identificazione);
  • la patente di guida;
  • il libretto del porto d’armi;
  • la patente nautica;
  • le tessere di riconoscimento rilasciate dalle amministrazioni dello Stato ai propri dipendenti (valide 10 anni a mente dell’ art. 7, D.L. 5/2012).

 

Profili giuridi del voto elettorale negli Stati Uniti d'America.

Per delineare la natura del voto, in assenza di indicazioni costituzionali, ci si affida alle pronunce della Corte suprema federale. Vi si legge che «[n]o right is more precious in a free country than that of having a voice in the election of those who make the laws under which, as good citizens, we must live»  e «When the state legislature vests the right to vote for President in its people, the right to vote as the legislature has prescribed is fundamental; and one source of its fundamental nature lies in the equal weight accorded to each vote and the equal dignity owed to each voter» : la natura di diritto ne esce consacrata . Quanto alla segretezza del voto, a livello costituzionale ce n’è traccia solo nel XII emendamento (1804), che aveva imposto lo scrutinio segreto per eleggere il Presidente e il Vicepresidente federali. Ciò, secondo Rospi, non basta a considerare il principio di segretezza del voto un «elemento indefettibile di libertà di esercizio dello stesso e, dunque, della democrazia nordamericana» 46: lo dimostrerebbe la lunga tradizione di voto espresso viva voce in vari Stati, ritenuto privilegio spettante ai cittadini americani liberi (che si sentivano tali al punto di esprimere in pubblico il loro consenso), in linea con la freedom of speech tutelata dal I emendamento. Proprio quel sistema di espressione del voto, tuttavia, aveva mostrato presto le sue fragilità: la sincerità dei suffragi era apparsa esposta a episodi di corruzione, intimidazione, coercizione o anche semplicemente di monitoraggio delle scelte effettuate in un certo territorio. Tali abusi, a dire il vero, 

 

Tra questi si può includere anche il corn-and-bean ballot, cioè il voto binario espresso usando un chicco di mais e un fagiolo nero: ogni votante era chiamato a inserire in un’urna fatta passare il chicco per un voto favorevole all’opzione proposta, il fagiolo per un voto contrario. Si tratta in realtà di un sistema più antico, non elaborato in America e, in effetti, neanche nelle isole britanniche, in cui si impiegavano «white or black peas»: v. C. GROSS, The Early History of the Ballot in England, in The American Historical Review, 3, 1898, 456-463, spec. 458. Si può parlare di votazione a scrutinio segreto (com’è tuttora considerato, mutatis mutandis quanto agli strumenti impiegati, il nostro sistema delle palline bianca e nera, previsto dai regolamenti parlamentari ove il voto elettronico non funzioni a dovere: art. 49, comma 3 Reg. Camera; art. 118, comma 6 Reg. Senato); il livello di tutela della segretezza muta però a seconda delle condizioni del voto (un’urna che passa di mano o la compresenza di più persone nello stesso spazio garantiscono assai meno la segretezza rispetto a una “chiama” ordinata e alla presenza di una sola persona nel luogo in cui si vota). 48 Federal Elections Act (noto pure come Enforcement Act) del 28 febbraio 1871: «all votes for representatives in Congress shall hereafter be by written or printed ballot, any law of any State to the contrary notwithstanding» (Sec. 19). 49 Cfr. J.H. WIGMORE, The Australian Ballot System as Embodied in the Legislation of Various Countries, Boston: Soule, 1889, 2 ss.; P. BRENT, The Australian Ballot: Not the Secret Ballot, in Australian Journal of Political Science, 1, 2006, 39-50. Di recente v. J. BRETT, From Secret Ballot to Democracy Sausage. How Australia Got Compulsory Voting, Melbourne: Text Publishing, 2019, 15 ss. 50 Massachusetts, 1888, chap. 436, An Act to Provide for Printing and Distributing Ballots at the Public Expense, and to Regulate Voting at State and City Elections: si legga in J.H. WIGMORE, The Australian Ballot System, cit., 37-67.

votanti, allestire i seggi in modo che ci fossero, tra l’altro, adeguati spazi affini alle cabine (voting shelf or compartment) per votare e ripiegare la scheda al riparo da sguardi altrui, nonché regolare nel dettaglio le operazioni preparatorie, di voto e di scrutinio (con relative sanzioni). Quel primo esempio – insieme allo stato di New York – dette ottima prova per la garanzia della segretezza del voto e, di riflesso, della libertà e genuinità dello stesso (consentendo tra l’altro la conoscenza, almeno formale, di tutte le candidature regolarmente presentate e stampate sul ballot), diffondendosi in fretta sul territorio statunitense: lo stesso frazionamento del voto (split-ticket voting), con consensi dati a candidati di partiti diversi negli eventi elettorali svolti in contemporanea51 , aveva di fatto dimostrato che il voto davvero segreto aveva “liberato” condotte prima in astratto possibili, ma scoraggiate dalle condizioni in cui il voto avveniva. Si era così ritenuto, più sulla base dei fatti che sulla scorta di riflessioni teoriche, che il modo migliore per tutelare the freedom of speech riconosciuta dal I emendamento, pur se riferita a un’espressione scritta peculiare (il voto), fosse rendere il più possibile anonimo il singolo atto di espressione52: si è scelto in concreto un sistema che ha mostrato di rispondere bene alle minacce al diritto di voto, senza che possa parlarsi né di un diritto al voto segreto negli Stati Uniti, né di un obbligo per gli Stati di accedere solo a quella forma elettorale53 

Se infatti, sulla scorta della lezione di Kant, la democrazia funziona a dovere se gli atti di chi governa sono pubblici (dunque controllabili dal popolo) mentre quelli dei componenti del popolo sovrano è bene che restino anonimi, le nuove forme di partecipazione attraverso tecnologie possono finire per sottoporre a pubblicità e controllo le scelte di ciascun membro del popolo; il moltiplicarsi delle occasioni elettorali (nelle quali si possono far rientrare le primarie o consultazioni affini) o paraelettorali (che ragionevolmente includono le varie forme di sondaggio somministrate da ogni parte57), non di rado gestite attraverso il web, non fa che trasformare chi partecipa in una curiosa figura ibrida, di spettatore-controllore-attore che ritiene di influire sulle scelte di chi governa (o comunque vorrebbe farlo) guardando e giudicando, ma è a sua volta controllato da chi predispone gli strumenti di partecipazione58 

In questo contesto, l’autrice richiama l’importanza di continuare ad assicurare la segretezza del voto: la “scheda di stato”, l’uso della cabina e delle urne opache, in una visione complessiva (che consideri anche le disposizioni che sanzionano le violazioni del voto segreto), possono costituire – ben più che un elemento del «paesaggio delle democrazie contemporanee» 62 – una «barriera protettiva dietro la quale il singolo cittadino può ancora trincerarsi dai tentativi di invasione della sfera del singolo da parte delle istituzioni rappresentative, al fine di non far ribaltare quel ruolo di controllori e controllati su cui si erge la struttura della sovranità popolare nelle democrazie moderne» 63 e, anzi, per conservare l’essenza stessa della sovranità. Per valutare gli altri due lati del triangolo, Rospi inizia ricostruendo l’evoluzione del concetto di partecipazione democratica64: esso si formò dopo la separazione tra Stato e società, con lo sviluppo delle prime forme associative di cittadini interessati a far valere le loro aspettative partecipando al governo; l’evoluzione è proseguita fino al passaggio allo stato sociale, di «più vera e più piena democrazia» 65 , grazie all’apporto e al riconoscimento dei corpi intermedi. In Italia la partecipazione politica rientra tra i principi fondamentali che la Repubblica deve garantire in un’ottica di uguaglianza sostanziale (art. 3, comma 2 Cost.) ed è un elemento essenziale della democrazia costituzionale66; si possono distinguere67 una generica partecipazione alla vita delle istituzioni e una 

 

Tra l’altro, il 30 luglio il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto balenare su Twitter l’idea di un rinvio delle presidenziali per evitare che queste siano «inaccurate & fraudolent» per l’ampio ricorso al voto per corrispondenza a causa della pandemia da Covid-19. Il messaggio, a quanto pare, si riferiva alla mancanza di segretezza al momento del voto, a paventate interferenze di “potenze straniere” che avrebbero diffuso schede contraffatte, nonché alla possibilità che i ballot votati non giungessero a destinazione. Maggior fiducia nel voto postale è stata espressa dalla House of Representatives, che il 22 agosto ha approvato (con 257 voti favorevoli e 150 contrari) il Delivering for America Act, con cui si è proibito al U.S. Postal Service di riorganizzare i servizi in essere fino alla fine dell’emergenza legata al Covid-19, 

 

 


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