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CORSERA CRISI DI GOVERNO LA CONGIURA DEI CESARI, MARIO DRAGHI FIUTA LA TRAPPOLA. DOMANI POMERIGGIO POTREBBE GIA' RIMETTERE L'INCARICO

Roma 6 febbraio 2021 CorSera.it by Blu Scarlett 

Crisi di governo, se fossi in Mario Draghi cercherei la via d'uscita, al seppure prestigioso incarico di formare la nuova compagine governativa. Intorno all'ex governatore della Banca Centrale c'è puzza di bruciato, che a casa mia si traduce in una sola parola : congiura, quella dei Cesari, per intenderci. Una trappola a tempo, che costringerà all'angolo Mario Draghi, facendolo cadere con rumore. Intorno al Governatore troppo clamore, tutti uniti e solidali per difendere l'Italia e rimetterci in piedi dalla crisi economica. Troppe trombe che squillano e fanfare che suonano, giravolte politiche e caroselli istituzionali. Ma sarà tutto vero? E sopratutto di quale parola data, si potrà davvero fidare Mario Draghi? Appare sincera la battuta di Matteo Renzi " non insegno a Baggio come si battono le punizioni " o un altro modo per tirargli la volata contro il muro dietro all'angolo? E cosa si può pensare dell'adesione senza condizioni, del leader della Lega Matteo Salvini, per entrare nel governo? Sono quelli descritti reali intenti a sostegno del prossimo premier o atti di circostanza per spingerlo soltanto nella buca della torturai, fargli varare il governo, andare in Europa, bussare cassa, predisporre il programma, indirizzare i soldi, per poi tirargli via la sella da sotto il sedere? 

 

La mossa di Matteo Salvini prelude a tutto questo, l'inaspettata dichiarazione di voler far parte della compagine governativa, ha fatto fuggire a gambe levate Beppe Grillo e spinto all'angolo il Movimento Cinque Stelle. Difficile che il Movimento Cinque Stelle riuscirà a rimanere compatto se costretto ad entrare nella casa degli italiani insieme al nemico mortale Matteo Salvini, coluji che gli ha giù traditi una volta. Di lui non c'è proprio da fidarsi come ironizza Alessandro Di Battista. 

A tramare dietro le quinte, Matteo Renzi, il Magnifico di Firenze, capace con un sol colpo di maestria politica, di sbarazzarsi, prima, di Giuseppe Conte e dopo qualche mese, anche di Mario Draghi. Due piccioni con una fava.

Il fatto che Giorgia Meloni si sia tirata fuori dall'ammucchiata, la dice lunga, sulle vere finalità della strategia di Matteo Salvini : la destra rimane con un piede fuori, pronta a sferrare il calcio nel di dietro alla nuova maggioranza. Non sarà ora, non sarà domani, avverrà però prima di quanto si pensa. Mario Draghi naviga a vista verso la scogliera che rischia di affondare il suo vascelletto con quattro rematori, una sorta di fuga da Città della Pieve, il paradigma è quello di  Napoleone che fugge dall'Elba  per continuare una nuova battaglia che si sapeva perduta in partenza. Mario Draghi naviga a vele spiegate verso il naufragio, voluto da chi ha un solo obiettivo: farlo fuori politicamente, ovvero istituzionalmente. SI parla di lui, anche come prossimo Presidente della Repubblica italiana. Il banchiere rappresenta un doppio pericolo per la destra italiana, per Matteo Salvini e per Matteo Renzi.

In chiaro c'è il destino non soltanto politico e istituzionale di Mario Draghi, che se venisse preso a calci nel di dietro, nel bel mezzo di una importante votazione, vedrebbe sminuirsi l'autorità e il prestigio di cui gode in tutto il mondo. Il terreno è viscido e scivoloso, i partiti guardano con sospetto al salvatore della patria, al tecnocrate che sventolerà la bandiera europea nell'emiciclo parlamentare italiano. Gli ex sovranisti oggi finti europeisti sono in agguato, famelici, dentro e fuori le istituzioni pronti a mordere, dopo essere rientrati a far parte del Governo, dopo esservi usciti per correre a suicidarsi. L'occasione di rientrare tra le fila del Governo è ghiotta, la pantera nera della Lega Nord scondinzola e appare affabile disponibile la dialogo, ma non è proprio così. 

Se Mario Draghi deciderà di andare avanti nella formazione del Governo, deve ben sapere e attendersi agguati feroci , che prima lo faranno inciampare e subito dopo cadere.

Quella che percepisco chiaramente è che vi sia in atto una congiura in danno dell'ex banchiere centrale, su cui convergono le forze politiche di ogni colore, che pur di liberarsi di lui, sono disposte a qualsiasi accordo , pur di ritrovarsi a gestire i miliardi del recovery fund. 

Ciò che mi sorprede è come Mario Draghi non abbia ancora fiutato il pericolo e come baldanzoso pensi di poter giungere alla meta prefissata, ovvero quella di varare un governo tutti gusti. Forse avrà destino per uno o due mesi, forse per tre o quattro, ma le tenaglie delle forze occulte, agiranno per toglierlo di sella, nel momento in cui lui non se lo aspetterà. In ballo ci sono molti soldi , che devono essere canalizzati e confluire dove i partiti vogliono e poi dopo si aprirà l'immensa prateria dove tutto è possibile, anche inseguire il banchiere di Città della Pieve e finirlo in pubblico ludibrio. 

 

CorSera.it


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