Giovedi' 02 Dicembre 2021
HOTLINE: +39 335 291 766
  • Home
  • Economia
  • CORSERA MERCATI ECONOMIA MATTEO CORSINI UR-ANGST, LA SUPERINFLAZIONE SPINGERA' AL RIALZO IL MERCATO IMMOBILIARE...

CORSERA MERCATI ECONOMIA MATTEO CORSINI UR-ANGST, LA SUPERINFLAZIONE SPINGERA' AL RIALZO IL MERCATO IMMOBILIARE

LONDRA 28 FEBBRAIO 2021 CORSERA.IT by dr.Matteo Corsini direttore scientifico della Enciclopedia Universale delle Scienze Giuridiche 

Mercati ed economia alle prese con la superinflazione, quella che in Germania viene definita UR-ANGST , la paura primordiale.

 Non c'è niente al mondo che metta più pressione al popolo germanico che l'arrivo di un' ipotetica superinflazione che nel periodo della Repubblica di Weimer, mise in ginocchio l'economia tedesca, lasciando sul lastrico milioni di cittadini, e dando origine, tra le altre cose, alla nascita del nazionasocialismo. In tempi più recenti, l'enorme disavanzo pubblico degli Stati Uniti d'America e dei paesi europei,  è stato finanziato da un eccessivo acquisto di titoli di Stato, il cosiddetto Quantitative Easing, che altro non è che immettere moneta sul mercato, sottoforma di acquisto dei titoli di Stato. Moneta virtuale che si aggiunge a quella effettivamente circolante, determinandone la svalutazione e dunque l'aumento dei prezzi. Al gioco dell'oca dei titoli di Stato acquistati sotto forma di QE, non c'e' scampo. L'inflazione arriverà e lo farà improvvisamente, perchè ad ogni investimento privato, corrispondetà un aumento dei prezzi alla produzione e dunque al consumo, un attimo dopo. La resistenza della nostra economia, così come quella dei paesi avanzati, sarà proprio nella capacità di sostenere il ciclo economico dei mercati, anche quando il costo delle materie prime comincerà a salire senza soluzione di continuità.

Sul mercato sono scivolati miliardi di dollari ( circa 3600 in USA) e in Europa , troppi per qualsiasi economia anche matura e avanzata come quelle occidentali. La massa di denaro virtuale sormonta di gran lunga quella reale, basata su determiniati sottostanti economici. Ma non c'era altro da fare per fronteggiare la pandemia, mandare i sussidi ai disoccupati e gli aiuti ad imprese e liberi professionisti. Senza moneta circolante sul mercato si sarebbe determinato il crack simultaneo delle economie planetarie facendo crollare i mercati finanziari e asfissiando il commercio quotidiano di beni e servizi. Avremmo vissuti questi anni nel caos pandemico, una sorta di bolla dell'orrore con rivolte e guerre civili in tutto il mondo. Non c'era altro argine che stampare moneta, continuare ad acquistare titoli di Stato all'infinito, cercando di evitare il collasso del sistema monetario. Ma non sarà così, i soldi virtuali alla fine chiedono il conto, arrivano alla porta di casa e poi bussano molto forte. Qualcuno chiederà di farseli pagare e allora, cominceranno i guai. La nostra società avanzata dovrà dare prova di maturità. L'iperinflazione sveglierà i mercati immobiliari, proteggendo capitali e risparmi dall'erosione della svalutazione del potere di acquisto delle monete. Inflazione signifca per il real estate, ossigeno, vale a dire recupero dei suoi fondamentali, sia di redditività intrinseca sia di valore nel tempo. Questo fungerà da equilibratore del sistema economico, che negli ultimi dieci anni si è sbilanciato esclusivamente sui mercati finanziari, che come sappiamo sono cresciuti a dismisura. I facili guadagni portano sempre a veloci perdite, soltanto il consolidamento delle posizioni e dei risparmi, nei sistemi avanzati del real estate, alla fine protegge i nostri risparmi da avvenimenti inaspettati. Dopo il Covid-19 ci sarà un crollo dei mercati finanziari ? Lo vedremo presto. 

 

CorSera.it Copyright 2021 

 

 

E’ tornato uno zombie: l’inflazione. I titoli dei giornali tedeschi sono inequivocabili in questi giorni e solleticano l’ur-angst, il terrore ancestrale tedesco di un boom dei prezzi che spazzi via i loro risparmi. Per il popolo delle formiche, mai dimentichi della lezione dell'iperinflazione degli anni '20, questo significa, prevedibilmente, che dalla politica, dalle banche, dalla Bundesbank cominceranno ad aumentare le pressioni perché la Bce ritorni su un sentiero meno generoso, che avvicini un orizzonte di un aumento dei tassi di interesse.

La Frankfurter Allgemeine Zeitung le invita addirittura a difendere la loro autonomia e ad “abbandonare la sindrome da crocerossina”, cioè i massicci piani di aiuto varati in questi anni che hanno salvato l’Europa. E pazienza se nel resto del continente l’inflazione è ancora al lumicino e se Paesi come la Grecia, la Spagna, la Slovenia o Cipro sono addirittura in deflazione, un’ipoteca micidiale, per Paesi ad alto debito (e la Grecia lo è).

Certo, va detto che il dibattito sul pericolo di un ritorno all’inflazione e ai tassi d’interesse arriva dritto dritto dagli Stati Uniti. E c’è un rischio contagio verso l’Europa. Olivier Blanchard, l’autorevole ex capoeconomista del Fondo monetario internazionale, ha messo in guardia dal fatto che il ciclopico piano di stimoli economici delle due Amministrazioni Trump e Biden potrebbe ammontare a 3.600 miliardi di dollari. E oltre a mettere il turbo all’economia, potrebbe accelerare, al livello globale, l'incremento dei prezzi.

E’ vero che la Fed ha dichiarato di recente che terrà meno conto del tradizionale obiettivo del 2%; ma potrà ignorare del tutto un boom dei prezzi, se ci sarà? Insomma, il timore è che le attuali politiche di stimolo sulle due sponde dell’Atlantico possano essere vanificate da un ritorno troppo frettoloso a politiche monetarie restrittive. Un dilemma. E anche se il capo della Fed, Jerome Powell, ha cercato nei giorni scorsi di allontanare i timori di una fiammata dei prezzi, i mercati hanno già cominciato a scontare questi rischi aumentando le pressioni sui rendimenti. Sui Treasuries, ma anche sui titoli di Stato europei.

Nelle scorse settimane il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha espresso intanto la stima di un’inflazione in Germania al 3% per la fine di quest’anno, spinta dagli stimoli monetari e dal balzo dei prezzi energetici, ma anche da fattori endogeni come il prezzamento del CO2 e la fine del taglio dell’Iva. E i titoli allarmistici sui principali giornali tedeschi, ormai, si moltiplicano. Così come gli articoli di accademici che mettono in guardia dall’overshoot.

L’ex presidente della Bundesbank e presidente di UBS Axel Weber, ad esempio, ha stigmatizzato prontamente le traiettorie generose delle banche centrali ricordando che i deficit globali ammontano ormai all’11%, mentre i bilanci delle banche centrali sono aumentati del 13%. “Indirettamente abbiamo finanziato i nuovi disavanzi con nuova moneta”, ha tuonato dalle colonne di Project Syndicate. Un meccanismo che può stare solo in piedi, sostiene il tedesco, finché i risparmiatori non cominciano a investire i loro soldi. Altrimenti la storia insegna, conclude, “che debiti eccessivi sono quasi sempre sfociati in alta inflazione”. Allacciamoci le cinture: l’ur-angst è tornata. 


Comments (0)

DI' LA TUA SCRIVI UN COMMENTO A QUESTO ARTICOLO

Per commentare gli articoli è necessario essere loggati a Corsera Space. Fai log in oppure, se non sei ancora un utente della Community di Corsera, registrati qui.