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CORSERA GIUSTIZIA CHE COSA SUCCEDE? DA PIERO AMARA AD ANDREA ARRABITO AVVOCATO DEI MAFIOSI AGRIGENTINI .STORIA DEL CLAN DEI SICILIANI,DALL'APOLOGIA DELLA P2, AGLI ABUSI EDILIZI AI CORVI IMMOBILIARI

Roma 23 maggio 2021  by Roberto Michele Palermo

Non c'è alcun dubbio che i verbali di Piero Amara, abbiano destabilizzato il sistema giudiziario, nei suoi massimi vertici e fin dentro il Consiglio Superiore della Magistratura. Una "bomba carta " capace di devastare i caposaldi della nostra organizzazione giudiziaria, all'indomani delle scottanti rivelazioni di un altro magistrato Luca Palamara. Nella giustizia italiana è il caos. La prova che taluni sodalizi siano esistenti e che alimentano probabilmente Logge massoniche, comunque organizzazioni affaristiche, dedite a sviluppare e proteggere interessi particolari. Alcuni dei protagonisti della vicenda sono l'avvocato Andrea Arrabito, il suo amico Santo Mario Lolicato, i corvi immobiliari da Giovanna Mittiga, Gabriele de Simone, Assia Landau, Barbara Alessio.  

I verbali dell'avvocato Piero Amara ci dicono che esisterebbe una Loggia Massonica denominata Ungheria, capace di condizionare le nomine dei magistrati e influenzarli nel giudizio delle sentenze.

 Noi non sappiamo se questa Loggia Massonica Ungheria esista davvero o sia frutto della fantasia dell'avvocato Piero Amara, ma quella che vi raccontiamo come in un perfetto gioco di specchi, sembra come uscita dagli stessi verbali, ma è tutt'altra cosa, deriva da altre indagini. Cambia il nome dell'avvocato, ma si traduce nel Sistema Siracusa, dove la calunnia cerca di prendere piede in luogo dell'esercizio del diritto, tutelato costituzionalmente. Calunnia contro diritto, diffamazione in luogo dell'accertamento dei fatti. Indagini inquinate contro investigazioni trasparenti. Il sistema della giustizia italiana è davvero colpito al cuore e i formidabili tentacoli di questa piovra capillare sono molto pericolosi e che in qualche maniera dobbiamo recidere, se intendiamo che la nostra democrazia sopravviva alla verità. Se esiste un sistema colluso con il malaffare, dobbiamo tutti impegnarci a snidarlo. E la nostra inchiesta ne darà un contributo fondamentale per affermare con certezza che nei palazzi di giustizia c'è del marcio. La Loggia Massonica Ungheria esiste e non è tanto distante dalla realtà.Se il sistema della giustizia italiana, cederà ad accertare la verità dei fatti, l'intera struttura democratica del nostro paese si schianterà soffocando l'ultimo anelito di democrazia della nostra Repubblica Italiana.

Chi sono i protagonisti ? Qui entra in campo un altro avvocato siciliano del foro di Agrigento, tal  Andrea Arrabito, avvocato delle più feroci cosche mafiose di Porto Empedocle e dell'agrigentino ma anche legale di fiducia del boss dei boss, Fabrizio Messina, fratello del superlatitante mafioso Gerlandino.

Andrea Arrabito è legato da lunga amicizia con il palermitano Santo Mario Lolicato frequentatore e amico di alti prelati e agenti dei servizi segreti.

Quella che raccontiamo è una storia di dossier inquinanti e della macchina del fango, costruzione infernale ispirata e coordinata dall'avvocato Andrea Arrabito, in un  collaudato schema operativo intessuto di denunce calunniose, e dalla fabbrica dei corvi, una serie di agenti immobiliari della Capitale tra cui la Giovanna Mittiga, Barbara Alessio, Alessia Landau, Gabriele de Simone e tanti altri. Tutti querelati per diffamazione.

I verbali dell'avvocato Piero Amara, da settimane dominano la scena pubblica della giustizia italiana. Dossier inquinanti come " bombe carta" capaci di esplodere fin dentro il Palazzo del CSM, scuotendolo nelle sue fondamenta.

I verbali di Piero Amara, sono tutto questo, la testimonianza di cosa sia il Sistema Siracusa, da cui emergono le modalità operative di un gruppo di persone, che forse sono associati  in quella che viene definita Loggia Massonica Ungheria e che forse non è altro che un sodalizio di un Clan di Siciliani, molto potente e con interessi diffusi in ogni campo della nostra economia, sia emersa che occulta.

Le "bombe carta " dell'avvocato Piero Amara, hanno fatto una vittima illustre, il magistrato Sebastiano Ardita, che si è visto associato alla Loggia Massonica, dedito a compiacere gli affiliati o i confratelli, con la sua attività giudiziaria. Fatti infondati, reati inesistenti.Le riflessione sotto un profilo sqisitamente giuridica che dobbiamo fare, è capire quali saranno le responsabilità imputabili all'avvocato Piero Amara, dopo aver provocato questo pandemonio ? Probabilmente inferiori a quanto immaginiamo. Vi è reato di calunnia nel sostenere che un magistrato faccia parte di una Loggia Massonica, denominata Ungheria ( per fantasia)  che forse è inesistente ? E' come sostenere che Sebastiano Ardita facesse parte di un famigerato gruppo di guastatori nazionalisti pronti ad entrare in azione in caso di occupazione del suolo italiano da parte dei Comunisti bolscevici. Illazioni, sospetti, racconti, storie. Piero Amara confeziona " bombe carta". La specialità è propriamente questa. L'arguzia dei dossier inquinanti che esplodono devastando la vita delle persone e che poi non lasciano quasi traccia. Ma la Loggia Massonica Ungheria esiste, si annida negli anfratti di alcuni studi legali siciliani. Sistema metodo organizzazione. Questo è quello che stiamo fronteggiando. E dobbiamo farlo convinti di venirne a capo e di sconfiggerlo. 

 

Camillo Davigo.

Il ruolo dell'ex magistrato Camillo Davigo, che entra inaspettatamente nel gioco di specchi dei dossier inquinanti di Piero Amara, risucchiato dal gioco di specchi, dall'effeto domino delle "bombe carta " quella che stordiscono per qualche tempo e nessuno capisce niente e quale direzione prendere. Camillo Davigo si è infilato le carte in borsa ed è filato dritto dritto nel cuore del CSM, per dare notizia di quei verbali, che inutile dirlo, in quella prima fase erano da considerarsi incendiari per l'intera magistratura italiana. I nomi erano eclatanti. Camillo Davigo è caduto anche lui nella centrifuga del dossier inquinante, perchè non avrebbe potuto fare altrimenti. Il dossier inquinante è costruito con lo scopo di paralizzare l'avversario e di spingere qualsiasi procura ad aprire un indagine. Lo scopo è soltanto quello e tanto più si porta avanti, tanto più si curano i propri interessi. Quello che accadrà dopo ha poco interesse. L'avvocato Piero Amara si difenderà da un processo per diffamazione più che di calunnia. Acqua fresca per uno della sua pellaccia. ma il Sistema Siracusa è questo, piace ai suoi clienti, che si saranno divertiti e messi a ridere a fior di pelle, a vedere uno stuolo di magistrati importanti messi alla berlina in pubblica piazza. Lo stesso CSM è apparso stordito, perchè mai nessuno era riuscito a penetrare il cuore del sistema, con l'innocuo Cavallo di Troia, questa volta nelle vesti di Camillo Davigo.

Chiarissimo come l'avvocato Piero Amara cerchi di coinvolgere nelle indagini a carico della sua persona, quei soggetti con cui è in affari, i clan dei siciliani e non solo.Ma sopratutto di invischiare nella colla maleodorante dei suoi dossier, personaggi estranei, ma per i quali le indagini dovranno espletarsi, forse conducendo ai veri misteriosi interlocutori di Amara. Avvertimenti in perfetto stile mafioso.  Lui stesso lo descrive come il Sistema Siracusa, capace di risucchiare al suo interno magistrati e pubblici ministeri, organi di polizia giudiziaria, al fine di condizionare nomine sentenze e investigazioni. Gli interessi del Clan dei Siciliani è protetto, le ramificazioni raggiungono agenti dei servizi segreti, di  polizia giudiziaria, forse magistrati compiacenti. C'è del marcio e si sente.

Nel gioco di specchi entrano in campo altri professionisti , come tal avv. Andrea Arrabito del foro di Agrigento, noto avvocato dei peggiori clan mafiosi di Porto Empedocle ma anche buon conoscente di Santo Mario Lolicato, baldanzoso giovanotto che di mestiere fa il gigolò, essendo notoriamente uno spiantato. Ma aldilà delle sue performance amorose, è anche un noto esponente della Loggia Massonica Bucarest, attivo negli incontri dei confratelli quando si celebrano ricorrenze e fasti della P2 ( riportiamo nella documentazione la Locandina della Loggia Massonica Bucarest) .E' lui presidente della fantomatica Centro Studi Parlamentari Internazionali, legata ad ambienti dell'ex PDL. Tra le sue amicizie certamente agenti dei servizi segreti,  di cui segue i processi con scrupolosa attenzione tramite un penalista della Capitale con studio in Via Oslavia. " A casa sua ho visto alti prelati e un Capo di Stato maggiore "  racconta di Lolicato l'avvocato penalista.

Ma il grande sodalizio è tra Santo Mario Lolicato e l'avvocato Andrea Arrabitto, di cui si segnalano alcuni dei suoi più stretti clienti :

Francesco “Paolo” Tarantino, 32 anni, di Porto Empedocle; Francesco Capizzi, 53 anni, di Porto Empedocle; Giancarlo Buti, 30 anni, di Porto Empedocle; Giuseppe Romeo, 26 anni, di Porto Empedocle; Salvatore Lombardo, 39 anni, di Porto Empedocle; Paolo Mendola, 40 anni, di Agrigento, residente a Porto Empedocle; James Burgio, 26 anni, di Porto Empedocle; Carmelo Burgio, inteso “Flavio” 28 anni, di Porto Empedocle; Stefano Albanese, 40 anni, di Porto Empedocle, Francesca Paola Montesano, 34 anni e Gaetano Massei, 29 anni, entrambi di Palermo. Gli imputati hanno nominato come difensori, fra gli altro, gli altri, anche gli avvocati Giuseppe Barba, Salvatore Pennica, Carmelita Danile, Antonino Gaziano, Giovanni Castronovo, Alfonso Neri, Andrea Arrabito e Silvio Miceli. Le accuse contestate agli imputati sono di detenzione e porto illegale di armi da sparo, fabbricazione e trasporto in luogo pubblico di bottiglie incendiarie, danneggiamento, minacce aggravate, rapina, detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e altro ancora. Le indagini della polizia, inoltre, avrebbero consentito di fare luce su una serie di episodi intimidatori che si sono verificati a Porto Empedocle e pure su un tentato omicidio.

I giudici della Corte di appello di Palermo hanno confermato le sette assoluzioni, decise in primo grado il 29 gennaio del 2014, del processo scaturito dall’inchiesta “Hardom 2” che ipotizzava l'esistenza di un traffico di cocaina sotto l’egida di Cosa Nostra che lo avrebbe gestito attraverso un proprio rappresentante di spicco: l’empedoclino Fabrizio Messina, 45 anni. 

Il fratello dell’ex superlatitante Gerlandino, che a sua volta ha già scontato due condanne per associazione mafiosa, era accusato di avere diretto la presunta organizzazione che acquistava cocaina e altra droga all’estero, in particolare in Germania, e poi la rivendeva nell’Agrigentino. “La droga mi fa schifo - era stata la difesa del boss -, non ci ho mai avuto a che fare”. 

Gli altri clienti dello studio Arrabito di Agrigento.

I giudici hanno assolto Messina, nei cui confronti il sostituto procuratore generale aveva chiesto la conferma a 16 anni di reclusione, e gli altri sei imputati, tutti di Porto Empedocle, ai quali si contestava di avere avuto un ruolo nella presunta organizzazione dedita allo smercio internazionale della cocaina. 

Si tratta di Raimondo Macannuco, 39 anni (16 anni era la richiesta di pena), presunto braccio destro di Messina; Bruno Pagliaro, 31 anni, anch’egli arrestato nell’operazione “Nuova Cupola” insieme a Messina con l’accusa di associazione mafiosa ma assolto pure in quella circostanza (10 anni e 8 mesi era la proposta di pena per lui); Salvatore Lombardo, 32 anni, Giancarlo Buti, 32 anni, Giuseppe Antonio Patti, 43 anni, e Calogero Noto, 40 anni. Per questi ultimi il pg aveva chiesto la condanna a 8 anni.

Il processo di appello è stato azzerato più volte per problemi di composizione del collegio ed è durato ben 7 anni non essendovi, peraltro, problemi di prescrizione o misure cautelari in quanto furono rigettate da subito. La difesa degli imputati (fra gli altri, gli avvocati Antonino Gaziano, Salvatore Pennica, Giacomo La Russa, Luigi Troja e Andrea Arrabito) ha sostenuto l'inesistenza di qualsiasi sodalizio criminale.

 

La sintesi del Sistema Siracusa si ritrova nel bandolo della matassa degli intrecci di questi personaggi, attori di primo e secondo piano del Clan dei Siciliani.

La Giovanna Deodato, compagna del Santo Mario Lolicato, per gli amici Santino,  cerca di appioppare sul mercato un attico abusivo tramite alcune agenzie immobiliari come la Link immobiliare e la sua amica Barbara Alessio, la Flaminia Luxury homes di Corrado Pace , Esposito di Casa Roma. L'avventura finisce quando incappano in un noto immobiliarista romano, che accortosi dell'imbroglio, inoltra denuncia penale e incardina una causa per inadempimento in addebito della proprietaria Giovanna Deodato, presso il Tribunale di Roma.

La macchina infernale del Clan dei Siciliani. Il modus operandi dei dossier della calunnia.L'azione dei corvi immobiliari. 

Il Sistema Siracusa si mette in moto, il Clan dei Siciliani si attiva in tutte le sue tentacolari ramificazioni. Si predisone una denuncia dal contenuto calunnioso e subito dopo si prepara anche una circolare diffamatoria nei confronti del contraente, scritta da una agente immobiliare Giovanna Mittiga, che la gira ad Alessia Landau, la quale la inoltra alla Pasquarelli Immobiliare e di seguito alla GDS immobiliare di Gabriele De Simone, che a sua volta sostiene di avere effettuato altre denunce. Calunnie, diffamazione, in stretto concerto con l'azione dell'avvocato Andrea Arabitto, che infatti riprende la circolare e la introduce nelle memorie della sua assistita. Una perfetta macchina del fango a cui partecipano corvi di ogni genere ed estrazione sociale. Il business degli immobili inagibili frutta molto a quelle agenzie che vi si dedicano, ben sapendo che stanno rifilando il bidone al compratore.

Il Sistema Siracusa esiste e si muove con agibilità nella Capitale. I fatti che noi narriamo sono finiti nelle mani del sostituto Procuratore Antonio Clemente e tutti i giudici della X Sezione Civile del Tribunale di Roma. I giudici riscontreranno gli abusi edilizi determinandone  l'intrasferibilità del bene. Fatti oggettivi che accertano l'inadempimento contrattuale della controparte.La storia sarebbe finita, ma il nucleo di polizia giudiziaria dell'Arma dei Carabinieri diretta dal Capitano Andrea Maria Ortolani, dichiara che tale procedimento civile non risulta essere stato incardinato presso il Tribunale civile di Roma.Prove fondamentali rafforzatamente nascoste nelle investigazioni. 

E' la Valle dei Templi di Agrigento, dove impera l'abuso edilizio, è il mondo dei corvi siciliani, diffamatori e calunniatori di professione. Sono gli avvocati siciliani del Sistema Siracusa, fiduciari di note famigile mafiose, vantano relazioni con magistrati di ogni tipo e grado. Capire chi siano e in quale ufficio sono ingaggiati, dovrebbe essere il compito della magistratura e delle prossime indagini. Noi ne abbiamo tracciata una che conduce direttamente all'interno degli uffici della polizia giudiziaria dell' Arma dei Carabinieri di Roma a tal Capitano Andrea Maria Ortolani,dove si producono dossier inquinanti, investigazioni create su reati inesistenti, si tracciano porfili criminosi arrivando a distorcere il significato stesso delle leggi e delle norme giuridiche, dove gli agenti non conoscono la sintassi, la grammatica e tantomeno l'ortografia italiana. Molti dei quali sono laureati con le triennali delle Università telamatiche, ma non sarebbero in grado di superare un banalissimo esame di italiano di terza media. Le notule investigative sono deliranti, frutto di confusione grammaticale, basate su illazioni, punti di vista personali. L'intero nucleo di polizia giudiziaria dei Carabinieri di Via Trionfale andrebbe sollevato dagli incarichi e sanzionato disciplinarmente.

Se il sostituto Procuratore Antonio Clemente andrà avanti nella sua inchiesta, dovrà accertare il fil rouge del Sistema Siracusa, come si propone, dove si ramifica e dove si nasconde. Noi abbiamo fornito tutti gli elementi per capire chi sono alcuni dei protagonisti.

Le fasi del processo.I proifli tenico giuridici di grande interesse.

.2) La promittente venditrice si è impegnata a vendere un cespite perfettamente conforme a legge. L’immobile non è conforme a legge tanto da essere privo persino di agibilità. Si sta parlando della violazione di un primario e fondamentale obbligo cui è tenuto il venditore. Era quindi onere della promittente venditrice, a fronte delle contestazioni del promissario acquirente, dimostrare di essere in grado di adempiere e quindi provare che l’immobile fosse conforme a legge sotto tutti i profili: urbanistici, edilizi, catastali, impiantistici, igienico/sanitari, di sicurezza anche statica. Sul punto, non vi è necessità di dilungarsi troppo potendoci limitare a richiamare l’orientamento giurisprudenziale ben noto e venutosi a consolidare a partire da Cass. Civ. SS.UU. 30.10.2001, n. 13533.

In questa vicenda chi ha creato un “quadro falso e strumentale”, per usare le parole della promittente venditrice rese in conclusionale, non è stato certo il dott. ...........................che si è semplicemente difeso dinanzi ad una promittente venditrice che anche tramite il proprio legale nel mentre lo rassicurava sulla bontà della vendita e lo diffidava a pagare la “seconda” caparra in realtà gli aveva promesso in vendita un cespite non conforme a legge addirittura privo della fondamentale agibilità. 

4.3) Peraltro il dott. ..............., a fronte dell’eccezione di inadempimento mossagli dalla promittente venditrice consistente nel non aver versato la “seconda” caparra di .........................00 euro, ha provato:

i) di non esservi tenuto in quanto il pagamento, come confermato anche dalla difesa della mediatrice, era condizionato al parere positivo del notaio Masucci che non vi è stato come noto. Sul punto ci siamo già soffermati in conclusionale. Alcun inadempimento, men che mai grave, può pertanto essere nemmeno declinato in capo al dott. .............................

Sebbene non ce ne sia bisogno, l’attore ha per di più provato:  

ii) che il mancato versamento della “seconda” caparra (peraltro previsto entro un termine non affatto essenziale come improvvidamente sostiene la difesa avversa) sarebbe stato comunque giustificato anche dal fatto che, contrariamente agli obblighi liberamente assunti, la sig.ra Deodato aveva fornito al notaio Masucci per la data 27.9.17 minimale documentazione (visura e planimetria catastale e frontespizio sanatoria 2011) del tutto inidonea per effettuare la pur minima verifica sul cespite nonostante apparendo del tutto chiaro che, tra l’altro, la promittente venditrice (con la compiacenza della mediatrice di fiducia) avesse taciuto che l’immobile fosse persino privo dell’essenziale agibilità e che comunque non sarebbe stata in condizione di ottenerla per la data del rogito, come questo processo ha dimostrato incontrovertibilmente.

Per di più era stato taciuto anche il fatto che la titolarità dell’immobile derivasse da una donazione, come rilevato dal notaio Masucci, e la promittente non aveva nemmeno la completa documentazione riguardante l’esito di alcune domande di condono, la successiva agibilità e quindi, in altri termini, la documentazione comprovante la conformità urbanistico/edilizia dello stesso. Non solo. Mancavano anche i titoli di provenienza mentre nelle visure catastali la “ditta” non era aggiornata (quindi l’immobile non risultava intestato alla promittente venditrice) e pertanto, come aveva evidenziato il notaio Masucci, vi era necessità di procedere alla voltura dei titoli di provenienza (ma ciò ovviamente previo loro esame e verifica dell’allineamento tra i dati risultanti nella “Conservatoria” e appunto in Catasto).

Quindi, il dott. ...................in questo scenario, avrebbe in ogni caso agito correttamente anche solo per dette ragioni sussistendo tutti i presupposti di cui all’art. 1460 c.c..

Ed infatti, controparte financo in questo processo (sebbene fosse onerata di dimostrare la legittimità di quanto promesso in vendita) non ha prodotto alcuna, ripetiamo, alcuna della documentazione richiesta dal Notaio Masucci ivi inclusa la fondamentale agibilità. Circostanza che ulteriormente conferma l’assoluta legittimità della condotta attorea.  

iii) A ciò, lo abbiamo ricordato anche in conclusionale, si aggiungeva il fatto che la promittente venditrice continuava a promuovere la vendita del cespite tramite altri agenti immobiliari. Circostanza di non poco conto atteso che la promessa di cui è causa era confluita in una scrittura privata non opponibile a terzi.

4.4) Quindi questo processo, non solo ha dimostrato che la promittente venditrice fosse ed è palesemente quanto gravemente inadempiente ma ha altresì dimostrato che la promittente venditrice non potesse affatto dichiarare risolto, come invero ha illegittimamente fatto tramite il suo legale, il contratto per il fatto che il dott. .................... non avesse versato i 28.000 euro a titolo di caparra confirmatoria “invito il Sig. ................…al versamento dell’importo di € ............................entro la medesima data (2.10.2017 ndr). Decorso infruttuosamente il suddetto termine la mia assistita riterrà risolto il rapporto contrattuale in essere con il sig. .....................ad ogni effetto di legge e si riterrà libera da qualsivoglia vincolo contrattuale” (v. doc. 3 Deodato sub 16 ma anche sub 12 e all.to 11 produzione Alessio).  Risoluzione non solo illegittima quindi ma che ha anche reso evidente la volontà della promittente venditrice di non voler adempiere agli obblighi assunti contrattualmente.

4.5) Ragion per cui il dott. ...................alla luce di quanto appena descritto, ha del tutto correttamente agito in giudizio anche prima della scadenza prevista per il rogito. Infatti:  “l'azione ex art. 2932 cod. civ. può essere proposta anche prima della scadenza del termine di adempimento, qualora risulti già conclamata la volontà di non adempiere dell'altra parte” (Cass. Civ., sez. III, sent. 22.05.2015, n. 10546). Sul punto non vi è necessità di aggiungere altro rispetto a quanto già dedotto in conclusionale.

5)  SULLA TRASFERIBILITA’ DEL CESPITE E SULLA RICHIESTA CTU.    

5.1) Sotto il profilo della regolarità urbanistica.

i) Non sussistono ostacoli ad una pronuncia di trasferimento. Vi è la prova che il cespite sia stato costruito in data antecedente al 1.9.1967. Rimandiamo, sul punto, a quanto dedotto in conclusionale.

5.2) Sotto il profilo della conformità catastale.

i) L’ill.stre Tribunale non può evitare di disporre CTU su tale profilo. La S.C., come evidenziato in conclusionale, evidenzia che “l’accertamento richiesto dalla legge, più che essere riferito nell’atto giudiziario, è necessario che sia stato acquisito al processo”. (Cass. Civ. 14.9.2016, n. 17990).

Ora, tenuto conto che la normativa applicabile in materia (L. n. 52 del 1985, art. 29, comma 1 bis, introdotto con D.L. n. 78 del 2010, convertito dalla L. 30 luglio 2010, n. 122) dispone che la dichiarazione (prevista a pena di nullità per gli atti pubblici aventi ad oggetto il trasferimento di diritti reali)  della c.d. “conformità catastale oggettiva” possa essere resa, in atto, esclusivamente dalla parte venditrice (intestataria) ovvero da un tecnico abilitato, è del tutto evidente che non avendo, il promissario acquirente alcun potere in merito non potendo usufruire di alcun mezzo istruttorio idoneo a provare il fatto in questione (dovendo peraltro accedersi, a tal fine, nei luoghi di causa), l’ill.stre Tribunale, a fronte della mancata collaborazione della parte promittente venditrice sia in fase stragiudiziale che giudiziale, non potrà che disporre CTU sul punto come peraltro è costante orientamento anche di codesta ill.stre sezione X del Tribunale adito.

La CTU, su detto aspetto, infatti non appare affatto esplorativa trattandosi di un accertamento fattuale, decisivo per il processo, che non è nella disponibilità del promissario acquirente e che richiede un accertamento che solo l’ausiliario del Giudice ha il potere di effettuare (potendo accedere nei luoghi di causa) e le conoscenze tecniche all’uopo necessarie. Il Giudice infatti: “ha il dovere di motivare adeguatamente il rigetto della istanza di ammissione proveniente da una delle parti, dando adeguata dimostrazione di potere risolvere, sulla base di corretti criteri, i problemi tecnici connessi alla valutazione degli elementi rilevanti ai fini della decisione, senza potersi limitare a disattendere l'istanza sul presupposto della mancata prova dei fatti che la consulenza avrebbe potuto accertare (v. Cass. n. 72/2011, n. 88/2004, n. 10/2002, n. 15136/2000)” (v. sul punto la già citata in conclusionale Cass. 17399/2015). 

6) SULLA QUANTI MINORIS E SUL DANNO, E RICHIESTA DI CTU. 

6.1) Controparte afferma in conclusionale che “Sul punto, si segnala la carenza dei presupposti di legge così come sopra esposti, oltre che la pretestuosità della domanda stante l’assenza di qualsivoglia vizio o difformità del bene”. Si stenta quasi a credere alle affermazioni avverse. L’immobile di cui è causa è persino privo di un requisito essenziale, quale l’agibilità, che non solo ne attesta l’idoneità all’uso abitativo ma persino ne certifica la corrispondenza ai requisiti di legge igienico-sanitari, di sicurezza statica, di conformità impiantistica nonché di regolarità urbanistico/edilizia.  

Il dott. ........ si era obbligato a comprare, per sé o persona da nominare, un cespite conforme a legge, come tale lo aveva promesso la controparte. Semplicemente non lo è. Basta solo soffermarsi sulla gravissima mancanza afferente l’agibilità: “In tema di contratto preliminare di compravendita immobiliare, la mancata consegna o il mancato rilascio del certificato di abitabilità (o agibilità) ovvero l'insussistenza delle condizioni perché tale certificato venga rilasciato, non incidono sul piano della validità del contratto, ma integrano un inadempimento del venditore per consegna di "aliud pro alio", adducibile da parte del compratore in via di eccezione, ai sensi dell'art. 1460 c.c., o come fonte di pretesa risarcitoria per la ridotta commerciabilità del bene, salvo che quest'ultimo non abbia espressamente rinunciato al requisito dell'abitabilità o comunque esonerato il venditore dall'obbligo di ottenere la relativa licenza” Cass. Civ. sez. VI, 05/06/2020, n.10665). E così ancora “Il venditore di un immobile destinato ad abitazione ha l'obbligo di consegnare all'acquirente il certificato di abitabilità, senza il quale l'immobile stesso è incommerciabile; la violazione di tale obbligo può legittimare sia la domanda di risoluzione del contratto, sia quella di risarcimento del danno, sia l'eccezione di inadempimento, e non è sanata dalla mera circostanza che il venditore, al momento della stipula, avesse già presentato una domanda di condono per sanare l'irregolarità amministrativa dell'immobile” (Cass. civ., sez. III, 23/01/2009, n. 1701).

La controparte né in sede stragiudiziale né in sede processuale ha mai consegnato documentazione idonea a verificare la conformità a legge di quanto promesso in vendita.

Quindi non solo è assolutamente legittimo il fatto che il dott. ...........abbia agito in giudizio contestualmente chiedendo l’esecuzione specifica dell'obbligo di concludere il contratto definitivo e la quanti minoris (Cass. Civ. SS.UU. 1720/85; conf. Cass. n. 1562/2010, 3383/07, n. 10291/02, n. 16236/03) ma è altresì assolutamente corretto che l’ill.stre Tribunale accolga la richiesta di CTU anche sotto questo profilo. CTU che partendo dal presupposto della mancanza di agibilità, dovrà verificare la conformità o meno del cespite alla normativa urbanistico/edilizia, di sicurezza (anche statica), impiantistica e quindi quantificare le spese necessarie sia per condurre l’immobile a conformità sia per ottenere l’agibilità e pertanto, in funzione di tale accertamento, stabilire il saldo prezzo effettivamente dovuto.

Saldo che il dott. ...................aveva ed ha tutto il diritto di versare solo nel momento in cui sarà definito il giusto prezzo alla luce dei fattori di danno che si sono legittimamente denunciati quali quello relativo alla mancanza di agibilità. Il dott. .......................si è infatti obbligato a comperare, per sé o per persona da nominare, un cespite conforme a legge e come tale lo aveva promesso la controparte. Non vi è quindi nulla di esplorativo, anche sotto questo profilo, nella richiesta di CTU.

7) SULLA RESPONSABILITA’ DELLA MEDIATRICE. 

7.1) Non vi è molto da aggiungere rispetto a quanto dedotto in conclusionale.

Ci limitiamo a sottolineare come controparte abbia impostato l’intera strategia difensiva affermando di aver adempiuto ai propri obblighi informativi nel momento in cui nel testo contrattuale (dalla stessa predisposto) aveva inserito la frase “da verificare” quanto ai profili di regolarità urbanistico/edilizia, iscrizioni e trascrizioni pregiudizievoli e conformità impiantistica. 

Ci dice infatti controparte, ancora in conclusionale e quasi con enfasi, che “il dott. .... ha pacificamente firmato la Proposta dalla quale si evince che non è a disposizione (sic!) neppure l’atto di provenienza dell’Immobile (i.e. DA VERIFICARE” (pag. 13 conclusionale avversa).

Se non capiamo male quindi l’intero impianto normativo che a partire dalla L. 39/1989, ha valorizzato il ruolo di soggetto “professionale” dell’intermediario imponendogli di agire con la diligenza qualificata tipica del professionista, si tradurrebbe, secondo controparte, in nient’altro che nel far apporre su di un testo contrattuale proposto alle parti, messe in contatto, la dicitura “da verificare”. Basterebbe quindi questo per adempiere all’obbligo informativo a cui per legge è tenuto, nei confronti delle parti, il professionista intermediario.

Per controparte quindi la diligenza professionale cui è tenuto il mediatore professionale troverebbe il suo alveo più sicuro proprio nell’ “ignoranza” e non al contrario nella “verifica”. Basta non informarsi di nulla, far sottoscrivere alle parti che tutto è “da verificare” e il mediatore si libera da ogni responsabilità riconnessa alla sua attività. Se così fosse ci si chiede perché mai il legislatore avrebbe dovuto creare una nuova figura altamente professionale.

E’ evidente che così non è.

Ed è sufficiente, in questa sede di replica, per smentire la temeraria tesi avversa, richiamare, oltre a quanto già dedotto in conclusionale, l’insegnamento della Suprema Corte secondo cui: “Il grado di diligenza richiesto al mediatore professionale deve essere commisurato sia alle caratteristiche dell’affare che al livello di organizzazione del mediatore….il mediatore è tenuto ad una più penetrante verifica degli elementi rilevanti sulla  valutazione e sicurezza dell’affare, soprattutto se, potendo avvalersi di mezzi e di una organizzazione propria, può agevolmente procurarsene la conoscenza” ancor di più poi quando il mediatore, come nella specie,  “ha avuto un ruolo di attiva assistenza (consentendo lo scambio, per suo tramite, dell’impegno reciproco delle parti a sottoscrivere il preliminare, ricevendo l’anticipo del prezzo… ) è tenuto ad una più ampia penetrante verifica sugli elementi rilevanti sula valutazione e la sicurezza dell’affare… non può ritenersi liberato nei confronti delle parti per il solo fatto di averle avvicinate ai fini della conclusione del preliminarema è tenuto a verificare con i mezzi che ha a disposizione proprio come operatore professionale le circostanze relative alla sicurezza dell’affare (cfr. Cass. Civ. 22.03.2001, n. 4126).  

Qui siamo in un caso che ha dell’incredibile quasi un unicum in cui il mediatore ha promosso sul mercato la vendita di un cespite per oltre un milione e mezzo di euro:

i) senza nemmeno essersi letto l’atto di provenienza (circostanza che, come abbiamo sopra visto, quasi con orgoglio viene eccepita dalla difesa avversa) non informando infatti il dott. ............... che si trattasse di “provenienza” da donazione (circostanza rilevata dal notaio Masucci nella nota email del 28.9.2017) con tutti i noti rischi che ne conseguono. Ed infatti ci dice la giurisprudenza che “nell’attuale contesto giuridico…il mediatore professionale è tenuto ad esaminare, fra l’altro, quantomeno il titolo di acquisto di una proprietà immobiliare posseduto da chi l’abbia messo in vendita nel momento in cui agisce per reperire acquirenti della medesima proprietà, così da poter riferire in conseguenza all’acquirente...”  (cfr. Appello Torino, 10.03.2003 in De Jure);

ii) senza aver verificato che quantomeno in Catasto vi fosse corrispondenza tra l’immobile e il nome della venditrice (circostanza che il notaio Masucci nella nota email del 28.9.2017 evidenziava non sussistere) omettendone di informare il promissario acquirente ovvero verificare la corrispondenza tra stato dei luoghi e planimetria catastale;

iii) senza nemmeno essersi accertato che l’immobile, venduto per uso residenziale, possedesse quantomeno l’essenziale certificazione di agibilità (che è cosa ben diversa dalla verifica sulla sussistenza dei requisiti per ottenerla) omettendone di informarne il promissario acquirente.

Nulla.

7.2) Ricordiamo che “il mediatore professionale è tenuto all'obbligo di verificare tutte le informazioni a lui note e comunque acquisibili con l'uso della diligenza professionale del caso…e in caso di inadempimento la colpa è presunta e incombe sul mediatore l'onere di provare o l'inesistenza dell'inadempimento o l'inimputabilità a se del medesimo” (Cass. Civ. 10.04.2015, n. 7178).

Ora ciò che rileva, in questa sede, è che il mediatore ha ammesso, nelle sue difese, di non aver svolto, prima di proporre alle parti la sottoscrizione del contratto preliminare alcuna verifica relativa alla valutazione e sicurezza dell’affare.

La circostanza per cui nel testo contrattuale, oggetto di causa, fosse stato evidenziato che il venditore sotto il profilo urbanistico/edilizio avesse dichiarato che la situazione del cespite fosse “da verificare” non giustifica affatto l’omissione informativa, come sopra evidenziata, dell’agente che, al contrario, avrebbe dovuto appurare, ancor di più e proprio alla luce delle mancate informazioni ricevute da parte promittente venditrice. 

Ancor di più poi anche e proprio in ragione del fatto che il testo contrattuale, fatto proprio dalle parti, era stato tuttavia predisposto dall’agente immobiliare che aveva pertanto l’obbligo di attenzionare su di aspetti così fondamentali (come ad esempio: la mancanza di agibilità) il promissario acquirente.

Esattamente così come accade per il notaio che, chiamato a redigere gli accordi negoziali e quindi ad assicurare che le parti raggiungano tutti gli effetti giuridici che queste si propongono di conseguire, ometta di attenzionare le parti su tali fondamentali aspetti quali ad esempio l’agibilità (Cass. Civ.21.6.2012, n. 10296). Era dovere del mediatore evidenziare e rendere edotto il promissario acquirente, al di là delle verifiche che si sarebbero dovute effettuare sulla regolarità urbanistico/edilizia, sulla presenza o meno dell’agibilità essendo suo assoluto diritto sapere se vi fossero o meno limitazioni alla utilizzabilità ed alla successiva “commerciabilità economica” dell’appartamento negoziato. Ancor di più poi laddove il promissario acquirente aveva esplicitato di essere interessato all’acquisto pe sé ma anche per persona da nominare.

7.3) Quanto al profilo del danno. Si prende atto che il mediatore dopo l’introduzione della presente causa non ha agito per il pagamento di alcuna provvigione. Onere non più ottenibile per essere decorso il termine annuale di prescrizione.

Non vi è dubbio, tuttavia che la domanda attorea tesa all’accertamento dell’inadempimento degli obblighi cui era tenuto il mediatore convenuto fosse legittima in quanto proprio finalizzata a paralizzare eventuali richieste di pagamento di oneri provvigionali da parte della convenuta.

Provvigione che per l’appunto, il mediatore, al momento della notificazione domanda introduttiva del giudizio era ancora in tempo a chiedere non essendo decorso il termine annuale di prescrizione

 

Tutti i clienti dell'avvocato Andrea Arrabito . 

giudici della Corte di appello di Palermo hanno confermato le sette assoluzioni, decise in primo grado il 29 gennaio del 2014, del processo scaturito dall’inchiesta “Hardom 2” che ipotizzava l'esistenza di un traffico di cocaina sotto l’egida di Cosa Nostra che lo avrebbe gestito attraverso un proprio rappresentante di spicco: l’empedoclino Fabrizio Messina, 45 anni. 

Il fratello dell’ex superlatitante Gerlandino, che a sua volta ha già scontato due condanne per associazione mafiosa, era accusato di avere diretto la presunta organizzazione che acquistava cocaina e altra droga all’estero, in particolare in Germania, e poi la rivendeva nell’Agrigentino. “La droga mi fa schifo - era stata la difesa del boss -, non ci ho mai avuto a che fare”. 

I giudici hanno assolto Messina, nei cui confronti il sostituto procuratore generale aveva chiesto la conferma a 16 anni di reclusione, e gli altri sei imputati, tutti di Porto Empedocle, ai quali si contestava di avere avuto un ruolo nella presunta organizzazione dedita allo smercio internazionale della cocaina. 

Si tratta di Raimondo Macannuco, 39 anni (16 anni era la richiesta di pena), presunto braccio destro di Messina; Bruno Pagliaro, 31 anni, anch’egli arrestato nell’operazione “Nuova Cupola” insieme a Messina con l’accusa di associazione mafiosa ma assolto pure in quella circostanza (10 anni e 8 mesi era la proposta di pena per lui); Salvatore Lombardo, 32 anni, Giancarlo Buti, 32 anni, Giuseppe Antonio Patti, 43 anni, e Calogero Noto, 40 anni. Per questi ultimi il pg aveva chiesto la condanna a 8 anni.

Il processo di appello è stato azzerato più volte per problemi di composizione del collegio ed è durato ben 7 anni non essendovi, peraltro, problemi di prescrizione o misure cautelari in quanto furono rigettate da subito. La difesa degli imputati (fra gli altri, gli avvocati Antonino Gaziano, Salvatore Pennica, Giacomo La Russa, Luigi Troja e Andrea Arrabito) ha sostenuto l'inesistenza di qualsiasi sodalizio criminale.

 

I clienti dell'avvocato Andrea Arabitto. 

La difesa, in particolare l’avvocato Tanja Castronovo, chiede al giudice di dichiarare inutilizzabili le intercettazioni che sarebbero inficiate da una serie di vizi di forma. Il giudice Stefano Zammuto si riserva di decidere ed emetterà un’apposita ordinanza il 19 marzo, come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola. Entra nel vivo l’udienza preliminare scaturita dall’operazione “Fermi tutti”, eseguita sei anni fa dai poliziotti del commissariato di “Frontiera” e dagli agenti della squadra mobile nei confronti dei presunti componenti di due bande rivali dedite a spaccio di droga, rapine e intimidazioni. Si tratta di due distinti gruppi di fuoco che avrebbero terrorizzato Porto Empedocle per un lungo periodo. Il procedimento è a carico di undici imputati nei cui confronti il pubblico ministero Simona Faga, trasferita nelle scorse settimane, ha chiesto il rinvio a giudizio.

Ecco l’elenco: Francesco “Paolo” Tarantino, 32 anni, di Porto Empedocle; Francesco Capizzi, 53 anni, di Porto Empedocle; Giancarlo Buti, 30 anni, di Porto Empedocle; Giuseppe Romeo, 26 anni, di Porto Empedocle; Salvatore Lombardo, 39 anni, di Porto Empedocle; Paolo Mendola, 40 anni, di Agrigento, residente a Porto Empedocle; James Burgio, 26 anni, di Porto Empedocle; Carmelo Burgio, inteso “Flavio” 28 anni, di Porto Empedocle; Stefano Albanese, 40 anni, di Porto Empedocle, Francesca Paola Montesano, 34 anni e Gaetano Massei, 29 anni, entrambi di Palermo. Gli imputati hanno nominato come difensori, fra gli altro, gli altri, anche gli avvocati Giuseppe Barba, Salvatore Pennica, Carmelita Danile, Antonino Gaziano, Giovanni Castronovo, Alfonso Neri, Andrea Arrabito e Silvio Miceli. Le accuse contestate agli imputati sono di detenzione e porto illegale di armi da sparo, fabbricazione e trasporto in luogo pubblico di bottiglie incendiarie, danneggiamento, minacce aggravate, rapina, detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e altro ancora. Le indagini della polizia, inoltre, avrebbero consentito di fare luce su una serie di episodi intimidatori che si sono verificati a Porto Empedocle e pure su un tentato omicidio.

 

Apologia della Loggia Massonica P2 

La Locandina della Loggia Massonica attiva a Bucarest . Come si legge vi è una chiara apologia della P2 di cui si celebra la grandezza del venerabile Licio Gelli el'azione della magistratura che l'ha poi portata allo scioglimento come una azione eversiva dello Stato Italiano. Tra i partecipanti Santo Mario Lolicato, detto Santino . Uno spregiudicato gigolò siciliano con ambiziosi politiche.

BUCAREST 15 LUGLIO 2011 Il Centro Nazionale di Studi Massonici e le Edizioni Nestor presentano l’edizione in lingua romena dell’Opera di ALDO A. MOLA Licio Gelli e la Loggia massonica Propaganda 2 tra cronaca e storia (postfazione di Bartolomeu Constantin Savoiu) Il volume, basato su documentazione eccezionale, narra la straordinaria odissea di una delle più importante Logge massoniche italiane e internazionali, la “P2”, e del suo Maestro Venerabile, il Conte Licio Gelli, protagonista della storia del Novecento. Trenta anni dopo l’assalto politico- mediatico contro la “P2” e la libertà di associazione, condotta nel marzo-giugno 1981 da forze partitiche eversive in convergenza con alcuni magistrati, i fatti esposti nell’Opera di Mola risultano di stringente attualità. Alla presentazione partecipano l`autore del libro, il Professor Aldo Alessandro Mola, uno dei più autorevoli storici italiani contemporanei, e il Dottor Santo Mario Lolicato, Presidente del Centro Studi Parlamentare Internazionale (Roma). Entrambi risponderanno alle domande della stampa e del pubblico. Al termine il Professor Mola firmerà copie del volume (tradotto da Alexandru Calciu, pagine 574). L`evento avrà luogo venerdì 15 luglio, alle 11.30, alla Casa Oamenilor de ?tiin?? (CO?), Piazza Lahovari, Bucarest Il Grande Maestro della Grande Loggia Nazionale Romena “1880”, Gen. (r) Bartolomeu Constantin S?voiu si associa a questo invito e sarà molto lieto della Vostra presenza. 

 

Annamaria Fontana ed il suo consorte a questo punto hanno una connessione credibile con chi scrive, proponendo una logica progressiva di relazioni, avvalendosi  di persone in quel momento per me affidabili. I soggetti precedentemente descritti erano e sono in grado di manovrare e far recitare il ruolo a loro terminali, dai quali vengo spedito.

Ciò che mi costringe a muovere spasmodicamente, è la improvvisa carenza finanziaria, dovuta alla distrazione di fondi dalla società Europea SpA, che stimo in circa 10 M€ di liquidi, e la mancata attuazione della operazione di Lease-back di 16,6 M€, per il ripristino della liquidità corrente, che aveva bloccato il pagamento delle materie prime e quindi l’ impossibilità di eseguire i contratti in pancia alla Società; l’ unico strumento che mi restava era la lettera di credito da 18,5 M€ della Siria, e la merce al porto di Ravenna poi sequestrata. Artefice di tutto ciò! Mio fratello Giulio; venni a sapere successivamente, si fosse incontrato, accompagnato dalla moglie, ed a mia insaputa, con l’ Avvocato Andrea Nobili, il tramite con la dama nera originale Mariella Magnani, Franco Varini e d alcuni Ufficiali dei CC; che muovevano il sottoscritto attraverso Tito Bianchi. Fu facile spaventarlo, essendo sprovvisto di “attributi” per affrontare questo tipo di persone.

Uno dei contatti ulteriori che mi vengono proposti dalla Bolici a Roma, di cui informavo sempre il Bianchi, era un signore, Piergiorgio Fabiani, che avrebbe allacciato i rapporti con il Vaticano. Di questo personaggio non ho più alcun riferimento, se non l’ articolo: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/01/05/arriva-la-befana-ma-assisi-respinge.html . Questo signore organizza due incontri, il primo era un pranzo serale all’ hotel Regina Baglioni di Via Veneto, presenti ed ospiti illustri il Senatore giuseppe Leoni della Lega Nord, tre Vescovi Romani con i loro “ancelli”, Fabiani, io e mio fratello. Durante il pasto spiego il mio progetto, ma capisco che quelli erano venuti solo “pe magnà”. I Vescovi, che belli che erano! Così come i loro lacché di origine Africana, Tutti in Clergyman grigio gli uni e nero gli altri e le loro catenelle dorate e fascia porpora; mi sono sempre chiesto se fossero Veri. L’ unico originale era Leoni.

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Il secondo incontro, più credibile avviene nella Chiesa di Sant’ Anna, parrocchia adiacente alla omonima Porta Vaticana, dalla quale, sulla sinistra troneggia il tragicamente noto alle cronache torrione dello IOR. Incontro il Parroco in persona, Padre Bruno Silvestrini e varco il primo cancello con la mia autovettura, autorizzato dalle Guardie Svizzere. In questo caso avrei dovuto presentare il mio progetto in presenza delle Autorità Ecclesiastiche, propio in Sant’ Anna, evento promosso dal Parroco in persona, che mi porta con la Sua autovettura a fare il Tour completo in Città del Vaticano, Varco così la seconda Porta Vaticana, trasportato da un Prete. Sento sempre però un lieve tanfo di marcio, che mi segue sempre da Pavia.

++ IOR: PROCURA ROMA DISPONE DISSEQUESTRO 23 MLN EURO ++

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Anche da questi miei passaggi Romani, via Barcellona, mi riesce difficile non pensare che alle spalle di questi miei incontri programmati con la Curia Romana, non ci sia la mente che non è ancora riuscita a digerire la mia frase carpita e volontariamente adattata di Raul Gardini; anche perché, se non erro, mi pare che in quella Parrocchia si sia celebrato il matrimonio di Carlo Sama, cognato di Raul. Mi piacerebbe conoscere i nomi dei 380 Pavesi iscritti alla Massoneria.

Le mie Vacanze Romane, mi correggo, la mia Via Crucis di quei giorni, continua tra le mani di Tito Bianchi, che si “inventa” di riattivare il Movimento per le Autonomie, in quel periodo pilotato dal Presidente Regione Sicilia Raffaele Lombardo, al fine di aiutarmi, mi presenta Santo Mario Lolicato detto Santino, Siciliano, che ritrovo oggi sul Web in FB e su Dagospia in compagnia del Jet Set Nobiliare Romano. Lo ricordo, spiantato, con moglie e figli al seguito nell’ alberghetto sul lato sinistro della vecchia sede Regione Sicilia a Roma; con il solito abito blu e la solita camicia e cravatta, che indossava ad ogni incontro Romano e presso i miei uffici a Ferrera Erbognone (PV) succedutisi diverse volte; ricordo anche come fosse intervenuto presso l’ Ambasciata Italiana a Damasco per farmi incontrare la Dottoressa Gambelunghe, segretaria dell’ Ambasciatore italiano di allora in Siria. Oggi me lo ritrovo nelle feste salottiere Romane, organizzate anche in casa sua che ad occhio e croce non vale pochino.

Giovanna Deodato

Santo Mario Lolicato

 

 

CENTRO STUDI PARLAMENTARI. IL PRESIDENTE SANTO MARIO LOLICATO A VELE SPIEGATE VERSO I PALAZZI ALTI DELLA POLITICA NAZIONALE.

di Mina Cappussi –

AREA CENTRODESTRA, EX MPA, ORA VICINISSIMO AL PDL E SOPRATTUTTO VICINO ALLE GERARCHIE VATICANE. IL CENTRO SOTTENDE AL MONITORAGGIO DELLE ATTIVITÀ PARLAMENTARI E STUDI INTERDISCIPLINARI IN Lolicato Santo MarioRELAZIONE ALLA POLITICA, ALL’ECONOMIA, ALLE SCIENZE, ALLA CULTURA, E A TUTTE LEMATERIE CHE POSSANO FORMARE OGGETTO DI LAVORI PARLAMENTARI.L’ADESIONE ENTUSIASTA DI DEPUTATI E SENATORI DELLA REPUBBLICA. IN PRIMIS L’ON. ELIO BELCASTRO, NELLE COMMISSIONI GIUSTIZIA E ANTIMAFIA ALLA CAMERA, E POI L’ON. ALFREDO D’AMBROSIO, L’EX MINISTRO, ON. GIANCARLO PAGLIARINI…  http://www.unmondoditaliani.com/centro-studi-parlamentari-il-presidente-santo-mario-lolicato-a-vele-spiegate-verso-i-palazzi-alti-della-politica-nazionale.htm

E’ durante le frequentazioni Romane del Lolicato, che spaziavano dal Doney di Via veneto ai famosi pranzi nei circoli sportivi del Lungo Tevere, al Night Club ( ritrovato in un filmato di lap dancers sul profilo del Lolicato), in via dell’ Anima sul lato opposto fronte ingresso vecchia sede Forza italia, come già accennato, locali che non ho più rivisto così affollati come in quel periodo; è durante questi vorticosi ed affollati meeting che ho un incontro con il comune conoscente Gianni Ciliberti,  del quale, ricordo di aver ricevuto il biglietto da visita, mentre mi esortava a chiamarlo per nome .

Questi i fatti relativi alle due agenti segrete in odor massonico. Da quel periodo ai recenti fatti di cronaca, ritrovo sempre un filo conduttore corroborato dal grave olezzo di marcio…

 


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