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CRISI USA. LA LUNGA MARCIA DA MARTIN LUTHER KING AD OBAMA.

Roma 6.12.08 (corsera.it) di Matteo Corsini

Oggi sono due milioni i nuovi americani disoccupati, quasi una similitudine storica che ci riporta indietro nel tempo alla Lunga marcia che vide il leader nero Martin Luther King come idolo dominante di un processo di metamorfosi di cui l’uguaglianza formale difronte alla legge rappresentava soltanto il  primo necessario investimento.

Quella di Luther King era già una marcia contro la povertà,contro la guerra in Vietnam identificandone le logiche imperialiste e di classe,quella Lunga marcia contro le disuguaglianze e in sostegno delle lotte dei lavoratori ,dei disoccupati,di quella parte dell’America che aveva difficoltà ad esistere,ad affermarsi nella società libera.

Quelle di Martin Luther King erano richieste di una uguaglianza sostanziale che furono considerate pericolose dall’elite dominante,l’oligarchia che anche oggi domina non soltanto i mercati del greggio ma anche quelli finanziari. Il leader nero era semmai un rappresentante di quel protosocialismo che scorre nelle vene profonde del popolo americano che guarda con interesse alla redistribuzione della ricchezza  e alla riorganizzazione delle priorità economiche e politiche. La morte di Martin Luther King ha forse davvero rappresentato l’incapacità della repubblica americana di diventare pienamente democratica

Scrive Matteo Colombi : “ Martin Luther King è ricordato come il leader delle battaglie per i diritti civili, eppure il leader assassinato disse molto di più, puntò molto più in là. Non valevano molto dei diritti civili senza accesso ai diritti sociali, non si poteva arrivare alla democrazia civile, procedurale, senza un rivolgimento delle strutture sociali, della organizzazione della ricchezza. Non si poteva fare la guerra in Vietnam e altrove, contro i popoli del Sud della terra senza che questa fosse anche guerra contro i poveri; senza che questa fosse anche guerra interna.”

 

 

La ricostruzione storica ci riporta indietro nel tempo,collega un filo rosso in questa similitudine che collega uno spazio temporale infinito,un arco sopra due secoli,eppure l’ideale fissità ritorna perentoria come icona delle necessità del presente.

Barack Obama il figlio di Martin Luther King, la mano che si estende nel futuro del leader nero assassinato deve risolvere questi rebus,sollevare il mondo dalle sue storture,fermare la crisi economica in cui pare essersi avvitata. Negli anni bui della lotta contro la segregazione razziale i poteri forti ed occulti americani misero un mastino da guardia alle spalle di Luther King, quel certo Hoover capo dell’FBI.

 

Oggi dobbiamo domandarci se il contenuto di quelle battaglie sociali ed economiche, che appare identico alle impellenze del presente,sarà ostacolato da altri sconosciuti Hoover,dal volto gretto del sistema,oppure questo Ideale Uomo americano al secolo Barack Obama , riuscirà a completare quella marcia,raggiungere le mete,i concetti,la logica di quella lunga “Domenica di Sangue” che molti americani insieme ad altri popoli hanno contribuito a mantenere  viva nella memoria ?

 

 

Matteo Corsini

 


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