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CORSERA MATTEO CORSINI NAPOLI HOTEL MIRAMARE UN ALTRO COLPO DA MAESTRO.NEL MIRINO DEL RAIDER L'HASSLER DI ROMA E IL QUISISANA DI CAPRI

Napoli 20 aprile 2023 by Camilla Biondi Santi The Network Inside London 

Intervista al dr.Matteo Corsini Presidente di Corsini real estate London. 

Napoli un'altra spettacolare operazione immobiliare conclusa dal gruppo Corsini real estate di Londra. A Napoli passa di mano l'hotel Miramare sito in Via Partenope già sede nel leggendario Shaker night club.

Questo locale si trovava negli scantinati dell’albergo Miramare ed era frequentato da tutta la jeunesse ‘dorèe della Napoli bene, che accorreva per ballare ed ascoltare cantanti del calibro di Renato Carosone, Marino Barreto, Peter Van Wood, Peppino di Capri, Fred Bongusto, Jimmy Fontana, Gino Paoli e tanti altri. Lo Scheker restò in auge finché non aprì La Mela, ma nonostante tutto rimase ancora un rinomato locale finché un incendio lo distrusse agli inizi degli anni ottanta.

"Siamo orgogliosi di aver concluso questa importante operazione immobilare nella città di Napoli. L'hotel Miramare è un gioiello di proprietà di una nota famgilia partenopea di nobili tradizioni. L'hotel composto da 40 camere guarda il Vesuvio in una posizione privilegiata."
 

"Quali sono i vostri piani di sviluppo nel sud italia ? Si mormora che avreste presentato un'offerta per il Quisisana da parte di uno dei fondi sovrani più ricchi del mondo ...."

"Siamo interessati a Napoli città più bella del mondo. Siamo ghiotti di hotel nelle isole e nella Costiera Amalfitana,ma scenderemo in Puglia e in Sicilia dove vi sono altri gioielli come Taormina Siracusa Ortigia Palermo "

"Al momento è possibile quantificare l'entità degli investimenti che prevedete di effettuare in Italia ? "

"Ci interessano gli hotel leisure nelle grandi città, così come i beach resort e i business hotel. Diciamo che al momento contiamo su oltre 5 miliardi di euro di liquidità disponibile da investire nel settore alberghiero in Italia ma è una cifra che potrebbe aumentare a seconda delle occasioni. "

"Si parla di un vostro interesammento dell'hotel Hassler di Roma per 350 milioni ...."

"No comment." 

 

Corsini real estate London

edoardocorsiniàcorsinire.com 

 

Articoli di cronaca relativi ad hotel Miramare Napoli 

Hotel Miramare Napoli  "Il posto accanto" di via Nazario Sauro, ha assorbito dal padre il gene della ristorazione e il gusto dello spettacolo proponendo artisti musicali e di cabaret nel salone del ristorante. Salvatore ha assorbito lo stesso gene (rivalutando, tempo fa, la ristorazione del Circolo Canottieri Napoli) fino al giorno in cui si è scoperto padre del più forte nuotatore italiano facendone il suo mestiere preferito. Giorgio, oltre a quello della ristorazione, patron de "La Cantinella", che ebbe il suo massimo fulgore al tempo dei tre viceré di Napoli, ha assorbito dal padre Angelo il gene del night aprendo il "Club della Cantinella" in via Cuma. Enzo è il proprietario del "Miramare", l' albergo alla sommità di via Nazario Sauro che resta legato ai fasti dello "Shaker", il locale notturno che fece epoca negli anni Cinquanta e Sessanta. Per non disperdere l' eredità paterna, Antonio Rosolino ha costretto ultimamente le figlie Astrid, 29 anni, splendida bruna con riflessi di rame, e Monica, 24 anni, bionda con un appeal da fotomodella, ad aprire e gestire in via Lucilio il "Putipù", locale trendy e giovanile, alti sgabelli, drink e menù particolari in una elegante atmosfera bianco-avorio, luminosa e calda, col sottofondo di trentamila "pezzi" musicali computerizzati, da Frank Sinatra a Pino Daniele. Antonio avrebbe voluto imporre al locale la lunga denominazione di "Il posto accanto al posto accanto", bocciato dalle figlie che, scartato anche la troppa fascinosa denominazione di "Sherazade", hanno prevalso col veloce e sonoro nome del più allegro strumento musicale napoletano. Il più scanzonato dei quattro moschettieri Rosolino è sicuramente Salvatore, corteggiatore impenitente che però, nel corso di una crociera sulla "Achille Lauro", si bloccò davanti ai capelli biondi, al sorriso luminoso e all' ironia di Carolyne, australiana di Montrose, che lo imprigionò in un felice matrimonio e lo rese padre di un bimbo quasi obeso che cominciò a nuotare nelle acque di Villa Beck prima di diventare Massimiliano Rosolino, il primo napoletano a vincere una medaglia d' oro nelle piscine olimpiche. Massimiliano ha la rispettabile altezza del nonno, la magrezza scattante della madre e il gene di Casanova del padre, catturando bellezze al bagno e showgirl con la stessa facilità con cui tocca e conquista i "blocchi" del nuoto. Uno splendore di ragazzo biondo, con le facili definizioni di "australiano di Napoli" e "napoletano di Melbourne", che si ritiene più bello di Weissmuller, il leggendario tritone della Pennsylvania, "nuotatore del XX secolo" e Tarzan sullo schermo, se non fosse che, nella famiglia di Max, la bellezza si chiama Vanessa, sua sorella, un vertiginoso schianto di ragazza, irraggiungibile con i tacchi. Angelo, il capostipite, è stato un mito. Ci siamo persi più volte nel suo disordinato archivio di fotografie e ritagli di giornali, un lungo racconto che comincia negli anni Venti quando aprì il suo primo locale, una latteria-bar-biliardo al numero 21 di via Santa Teresa al Museo. Negli ultimi tempi della sua vita, sempre imponente e dritto nella persona, ci raccontava senza malinconia il suo lungo regno di seducente inventore di locali, dal lungomare alla collina di Posillipo, un impero di night e ristoranti entrati nella storia di Napoli. Il primo night lo aprì in via Morelli, dov' è oggi un negozio di antiquariato. Si chiamava "La Conchiglia", progettato dall' architetto Gino Avena, colonne bianche, un acquario e un' enorme conchiglia di gesso all' interno, la tana musicale del dopoguerra degli aristocratici e degli snob napoletani, belle donne e uomini di seduzione, ma anche ospiti che giungevano da ogni parte d' Italia.

 

Lo "Shaker", annesso all' Hotel Miramare, fu il suo trionfo e accompagnò la nostra giovinezza nella felice Napoli degli anni Sessanta quando il lungomare era punteggiato di locali famosi, il "Trocadero" della principessa Maria Pignatelli che, un po' miope, riconosceva le ospiti dal profumo che usavano, e il "Rosso e nero" per l' aperitivo elegante. Lo "Shaker" aveva panchette di legno e puff arancione disseminati sul pavimento. Lì esordì Renato Carosone, nel 1948. Angelo Rosolino gli fece firmare un contratto di 14 mila lire a sera su un pezzo di cartaccia buastra che si usava per avvolgere il pane e la pasta. Quando Carosone se ne scappò a Roma, Rosolino trattenne il chitarrista olandese Peter Van Wood che spopolò con "Butta la chiave" e "Tre numeri al lotto". Per la cronaca erano il 24, il 60 e il 38. Lo "Shaker" fu una trappola d' amore. Vi nascevano fidanzamenti e matrimoni. Vi debuttò Peppino di Capri. Vi cominciarono la loro carriera Sergio Endrigo e Fred Bongusto, Ettore e Guido Lombardi, due voci, una chitarra e tanta luna. Marino Barreto vi spopolò con la sua voce nasale cantando "A-a-arriverci". George Moustachi vi tenne un memorabile concerto. Era un mondo di belle ragazze e affascinanti entraineuses. Una, spagnola, se la sposò Mario Gherarducci, amico carissimo con cui dividevamo le serate e il lavoro di giornalisti sportivi. I giornalisti erano di casa allo "Shaker": Giacomo Lombardi, Gianni Nicolini con i suoi capelli rossi, quello spilungone di Bruno Lucisano, Umberto Borsacchi, un' altra pertica di giovane uomo che lavorava all' Ansa. Allo "Shaker" incontravamo le più belle ragazze di Napoli, la rosseggiante Adriana Battaglia, Gigliola Fragola, Annamaria Volpe, Carlottina del Pezzo, le due sorelle Gregoretti, Maria Parisio Perrotti, Elena e Loretta Calvanese, Lucia Ummarino, Malì Morelli, Patrizia Mannaiuolo, Jole La Stella. Di loro scrivevano nei "Mosconi" Etta Comito, giornalista de "Il Mattino" che intervistò Margaret d' Inghilterra ed Evita Peron, e Settimia Cicinnati, dalla chioma fulva, che sul "Roma" si firmava "Cicin". Allo "Shaker" passavano l' imprescindibile Pupetto Sirignano, Lucio d' Aquara, Livio De Simone, Augusto Cesareo e la sua "Luna caprese", Maurizio Barracco, Luigi e Peppino Leonetti, Fofò Buonocore, i pallanuotisti della Rari Nantes e tutti i boys e le girls di via dei Mille. Quando, negli anni Settanta, lo "Shaker" bruciò per un corto circuito finì un' epoca. Era la vigilia di Natale e furono fatali le scintille dell' intreccio di luci su un abete che prese fuoco. Fu all' Hotel Miramare che intervistammo Coccinelle, il primo transessuale d' Europa. Era la primavera del 1959. Lei era una soubrette parigina che sul passaporto risultava di sesso maschile col nome di Jacques-Charles Dufresnoy. Era esile, capelli di seta di un biondo chiarissimo, pelle candida. Il chirurgo francese Georges Borou l' aveva "fatta" donna a Casablanca. Tre anni dopo, sposò un giornalista. Allo "Shaker" si fece palpare il seno e le natiche. Ed eravamo al "Miramare" quando a mezzanotte arrivò Aristotile Onassis, uno dei clienti più affezionati di Angelo Rosolino. Era affamato e divorò un piatto di pasta e fagioli di cui era ghiotto. Ad Angelo voleva un gran bene Ingrid Bergman che lo chiamava "il mio barman sorridente" e voleva farne un attore. Gli assegnò una particina nel film "Viaggio in Italia" con George Sanders. Angelo Rosolino è stato un vulcano di idee. Ovunque organizzava locali alla moda. Alle "Axidie" di Vico Equense portò don Jaime de Mora y Aragon, famoso con l' appellativo di Fabiolo. Era il fratello della regina Fabiola del Belgio. Rosolino lo costrinse a suonare il piano che divenne poi un suo hobby. Dovunque c' era la "mano" di Angelo Rosolino. Al "Castello" di Ischia, al "Lido Azzurro" di Torre Annunziata nel suo periodo d' oro. Al "Giardino degli aranci", sulla collina di Posillipo, suonava Armando Trovajoli. Angelo ci diceva: «Non so quanti locali ho aperto a Napoli. Quando Xavier Cugat venne a suonare al Metropolitan con Abbe Lane, allestii un dopo-teatro con diciotto tavoli e a ognuno di essi suonava un violinista ungherese». Il tempo è passato e ha cancellato la dolce vita napoletana. Ma la dinastia dei Rosolino continua con i quattro moschettieri Antonio, Salvatore, Giorgio ed Enzo. Il mondo è cambiato, il ballo sulla mattonella è finito, e su Napoli le stelle stanno a guardare. Meglio non sapere che cosa dicono.

 

Quando il lungomare
era prigioniero dei night club

di Mino Cucciniello

Qualche mese fa, precisamente l’undici febbraio, La Mela ha compiuto i suoi primi cinquanta anni. Il night di via dei Mille con la sua apertura rinnovò i tradizionali schemi dei tanti night – dancing che funzionavano a Napoli, città da sempre molto mondana, dove sin dagli albori degli anni cinquanta si respirava aria di dolce vita già molto prima di quella romana alla quale si sarebbe ispirato Federico Fellini per il suo celebre film.

Era una Napoli lanciata nelle cronache mondane frequentata da un turismo d’élite, che era solito trascorrere le serate nei nostri locali mischiandosi ai frequentatori napoletani. La maggior parte di questi ritrovi erano situati in zona Santa Lucia, nelle vicinanze dei grandi alberghi, e ciascuno di loro aveva una sua clientela di riferimento e, scarsissimi, erano i p.r. come, invece è tanto di moda oggi. Quasi inutile sottolineare che la musica era tutta rigorosamente dal vivo ed ad eseguirla generalmente c’erano due complessi: il primo quello meno rinomato iniziava a suonare alle ventidue per poi a mezzanotte cedere il palco al gruppo musicale più famoso. Il cambio degli orchestrali avveniva per tradizione in tutti i dancing con le note di bloo moon.

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Totò Savio e Jaqueline al Lloyd Club

Il Sombrero era il primo locale che si incontrava in via Partenope venendo da piazza Vittoria ed occupava gli attuali spazi della Pizzeria Stella, con l’unica differenza che l’entrata era dal palazzo adiacente, spesso vi suonava l’orchestra di Mario Romano. Subito dopo, dove oggi c’è il bar Bollicine, c’era il Lloyd Club dove si esibivano sovente Totò Savio e Jaqueline, Peppino Gagliardi, Nino Soprano, Peppino di Capri ed anche Romano Mussolini. Proprio la sua giovane moglie Maria Scicolone e Eugenio Gentile hanno diretto per un periodo il Loyd che, inutile dirlo,  registrava spesso il tutto esaurito. Le serate marcate Loyd con i maggiori cantanti del tempo erano,infatti, un appuntamento imperdibile.

Isabella Iannetti cantante del night Rosso e Nero xx

Isabella Iannetti

Ancora sulla stessa strada negli attuali locali di Rosso Pomodoro c’era il night del mitico caffè Rosso e Nero, frequentatissimo dalla gioventù bene di quegli anni che si dava appuntamento soprattutto la domenica mattina per l’ora dell’aperitivo, mentre il sottostante dancing inaugurava la sua stagione in coincidenza del periodo natalizio ed andava avanti sino a primavera inoltrata.

Tra i tanti cantanti ad esibirsi al Rosso e Nero ci fu anche Isabella Jannetti, che nel 1963 portò al successo T’hanno visto domenica sera, uno strepitoso twist che faceva affollare la pista da ballo dai tanti provetti ballerini presenti nel club.

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Scatenati dal twist

 

Nel corso degli anni questo night venne sempre più scelto dagli studenti per organizzare i mak p 100 a conclusione dell’anno scolastico degli istituti di appartenenza , cosa che avvenne anche per il Royal club, il locale dell’omonimo hotel, sicuramente il club più bello di tutti gli altri poiché venne costruito proprio per ospitare un locale da ballo, basti pensare che era concepito con pareti scorrevoli in modo da poterlo rimpicciolire quando non c’erano molti avventori,  in tal modo non sarebbe andata dispersa la classica atmosfera intimistica da vero night.

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Ciccio Di Lena

 

Anche questo locale, che oggi è stato trasformato in garage dell’albergo, funzionava prevalentemente nei mesi invernali, spesso ci suonò anche un giovanissimo Ciccio Di Lena, mentre per il periodo estivo, lo staff del Royal Club, si trasferiva sul roof garden dell’ albergo del lungomare dove si ballava intorno ai bordi della suggestiva piscina. Anche il celebre albergo Vesuvio aveva il suon night chiamato Vesuvietta al quale venne riservato la stessa fine di quello dell’hotel precedente.

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Coccinelle star del Trocadero

Dopo l’albergo Excelsior, nel tratto che il lungomare prende il nome di via Nazario Sauro, dove oggi c’è Rosolino, apriva i suoi spazi il famoso Trocadero considerato il tempio del floor show dove si esibivano le più note vedette  dello strip-tease. Anche Coccinelle, la prima transessuale del mondo dello spettacolo, si spogliò sul palcoscenico di questo grande locale gestito dalla marchesa Pignatelli.

Intorno ai suoi tavolini erano solito sedersi tanti volti noti della cronaca nera che si confondevano con quelli della cronaca rosa napoletana, spesso in compagnia di seducenti entraîneuse, le attuali escort, che non facevano altro se non quello di fare bere quanto più possibile i clienti essendo loro pagate a percentuale sui “tappi.

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Stessi shows e stesse situazioni, ma meno internazionali, anche al Lido Club 21 un altro locale situato sempre nelle stessa strada che ancora oggi è in piena attività sebbene  non ha più il fascino di quegli anni. Anche al posto dell’attuale ristorante “La Cantinella”, sino a metà degli anni 70 c’era ancora il night club “Il Caprice” , a chiudere il susseguirsi di tutti questi locali c’era il mitico ed irripetibile Scheker Club di Angelo Rosolino.

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Renato Carosone con Gegè Di Giacomo

Questo locale si trovava negli scantinati dell’albergo Miramare ed era frequentato da tutta la jeunesse ‘dorèe della Napoli bene, che accorreva per ballare ed ascoltare cantanti del calibro di Renato Carosone, Marino Barreto, Peter Van Wood, Peppino di Capri, Fred Bongusto, Jimmy Fontana, Gino Paoli e tanti altri. Lo Scheker restò in auge finché non aprì La Mela, ma nonostante tutto rimase ancora un rinomato locale finché un incendio lo distrusse agli inizi degli anni ottanta.

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Quaranta anni fa allo Scheker Mino Cucciniello, Stefania Piccolo, Lalla Giovene di Girasole e Roberto Naldi

Oltre ai locali del lungomare, anche nel resto della città, c’erano dei nights altrettanto famosi tra i quali vanno ricordati “La Conchiglia” in via Domenico Morelli dove poi per tanti anni c’è stato il negozio di antiquariato Brandi e lo “Stereo club” al Parco Margerita. Ebbe breve vita a metà degli anni sessanta “la Pentola” un club in via Arangio Ruiz, nel quale venne ad esibirsi una giovanissima e quasi sconosciuta Patty Pravo. Nella zona piazza Municipio il più rinomato dancing era il “San Francisco” ma era meta dei marinai americani che sbarcavano alla ricerca di  avventure facili.

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In estate , invece il ricordo va a Grotta Romana, alla Tavolozza D’Angelo con il complesso di Tonino d’Ischia, ai Damiani, al Bunker club sempre sulla Domiziana, ed all’Isolotto di San Martino. Ovviamente per raggiungere questi locali bisognava essere motorizzati perché già in possesso della mitica 500 esplosa con gli anni del boom economico che prepotentemente conquistavano un Italia allegra e felice facendo di tutto per lasciare alle spalle i ricordi della guerra.


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