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Prefettura di Roma Procura della Republica l'eredità di Papa Leone XIV un ingente patrimonio destinato alla Chiesa finito nelle mani di una società privata, la battaglia per la Fondazione Marsilio Ficino

Dal patrimonio destinato alla Chiesa alla società privata: la battaglia per la Fondazione Marsilio Ficino

di Redazione

ROMA – C'è una domanda che attraversa l'intera vicenda della Fondazione Marsilio Ficino e che oggi approda nelle aule giudiziarie, negli uffici della Prefettura e nei fascicoli della Procura: come è stato possibile che un patrimonio destinato statutariamente a finalità di interesse generale e, in caso di scioglimento, ad autorità religiose della Chiesa cattolica, sia finito al centro di una complessa operazione che ne ha trasferito il controllo fuori dalla fondazione originaria?

È questo il cuore delle contestazioni avanzate da Giovanni Briganti e Alessandra Spremolla, fondatori e storici protagonisti del progetto che ha dato vita alla Fondazione Marsilio Ficino, al Consorzio FOR.COM. e all'Università Telematica Guglielmo Marconi.

Lo statuto originario

L'atto costitutivo della Fondazione prevedeva una precisa clausola di devoluzione patrimoniale.

In caso di impossibilità di perseguire gli scopi istituzionali o di insufficienza del patrimonio, i beni della Fondazione avrebbero dovuto essere devoluti ad autorità religiose della Chiesa cattolica o ad enti aventi finalità analoghe.

Una previsione tipica delle fondazioni, dove il patrimonio non appartiene agli amministratori ma è vincolato permanentemente al perseguimento di uno scopo.

Proprio questa clausola è oggi al centro dello scontro.

Secondo i contestatori, infatti, il patrimonio immobiliare accumulato negli anni non sarebbe stato devoluto secondo il percorso previsto dallo statuto ma sarebbe stato progressivamente trasferito attraverso una serie di operazioni straordinarie culminate nella trasformazione della Fondazione in una società di capitali.

Il patrimonio immobiliare

Per oltre vent'anni la Fondazione Marsilio Ficino ha rappresentato il principale supporto patrimoniale dell'Università Telematica Guglielmo Marconi.

Gli immobili di maggior pregio situati nel centro di Roma hanno costituito la base logistica delle attività universitarie.

Secondo la ricostruzione contenuta nelle relazioni tecniche depositate agli atti, l'università avrebbe utilizzato gran parte del patrimonio immobiliare della Fondazione sostenendo nel tempo alcune spese di gestione, manutenzione e fiscalità immobiliare.

Su questo punto nasce una delle contestazioni più rilevanti.

La governance attuale sostiene che una parte significativa delle somme versate dall'università alla Fondazione costituisse un credito da restituire.

I contestatori sostengono invece che tali somme rappresentassero il naturale ristoro delle spese sostenute dalla Fondazione per immobili utilizzati gratuitamente dall'ateneo.

Una differenza che vale oltre dodici milioni di euro.

Il novembre che cambia tutto

La cronologia degli eventi è impressionante.

Il 13 novembre 2024 viene acquisito un parere professionale sulla natura delle somme versate dall'università alla Fondazione.

Due giorni dopo viene formalmente richiesto il rimborso di oltre 12 milioni di euro.

Nel giro di pochi giorni vengono predisposti:

il piano di risanamento;

l'attestazione del piano;

il riconoscimento del debito;

la stima del patrimonio;

le prime vendite immobiliari.

Il 28 novembre 2024, dopo una serie di cessioni immobiliari concentrate in pochissimi giorni, la Fondazione viene trasformata in società di capitali.

Per i contestatori questa successione di atti rappresenta il momento decisivo dell'intera operazione.

Il ruolo della Prefettura

La Prefettura di Roma era l'autorità pubblica competente alla vigilanza sulla Fondazione.

Ed è proprio sull'attività di vigilanza che si concentrano oggi molte delle critiche.

Secondo gli esposti e le opposizioni all'archiviazione presentati negli ultimi anni, l'autorità prefettizia avrebbe ricevuto numerose segnalazioni riguardanti:

la governance della Fondazione;

la regolarità delle assemblee;

il destino del patrimonio immobiliare;

la trasformazione dell'ente.

I denuncianti sostengono che tali segnalazioni non abbiano prodotto verifiche adeguate e che gli interventi richiesti non siano stati adottati.

Il nodo FOR.COM.

Nella ricostruzione dei contestatori esiste poi un ulteriore elemento.

Il Consorzio FOR.COM., soggetto storico del sistema universitario coinvolto nella vicenda, avrebbe rappresentato un possibile contrappeso alla nuova governance.

Secondo questa tesi, il successivo scioglimento del consorzio avrebbe eliminato uno dei pochi organismi in grado di incidere sugli equilibri della Fondazione.

Anche questo aspetto è oggi oggetto di contenzioso.

Le verifiche mai eseguite

Tra le contestazioni più ricorrenti figura quella relativa agli accertamenti investigativi ritenuti incompleti.

Negli atti depositati viene ripetutamente richiamata la mancata esecuzione di una consulenza grafologica su documenti ritenuti centrali per il trasferimento del controllo della Fondazione.

Secondo i denuncianti, proprio da quella verifica sarebbe potuta emergere una ricostruzione diversa dei fatti.

La domanda ancora aperta

Al di là delle accuse e delle difese, rimane una questione destinata a segnare questa vicenda.

Può il patrimonio di una fondazione nato per perseguire finalità di interesse generale e destinato statutariamente, in caso di scioglimento, ad enti religiosi o analoghi, essere trasferito attraverso operazioni straordinarie verso soggetti privati?

Per i contestatori la risposta è no e quanto avvenuto rappresenterebbe uno dei più significativi casi di svuotamento patrimoniale di un ente fondazionale nel settore universitario.

Per la governance attuale, invece, le operazioni realizzate sono state necessarie, legittime e supportate da pareri professionali e consulenze tecniche.

Saranno i procedimenti ancora pendenti davanti ai giudici civili, amministrativi e penali a stabilire quale delle due ricostruzioni corrisponda ai fatti.

Ma una cosa appare già certa: il destino del patrimonio della Fondazione Marsilio Ficino è diventato il vero terreno di scontro di una vicenda che va ben oltre il semplice conflitto tra amministratori e riguarda il controllo di uno dei più importanti patrimoni collegati al sistema universitario privato italiano.


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