Roma – L’assemblea costituente di “Futuro Nazionale”, il nuovo soggetto politico guidato dal generale Roberto Vannacci, segna il debutto ufficiale del movimento sulla scena nazionale. Un evento annunciato come passaggio fondativo, ma che fin dalle prime ore ha acceso più di una discussione non tanto sui contenuti quanto sull’impianto simbolico scelto per rappresentare il progetto.
Al centro della polemica, infatti, è finito il logo del nuovo partito: il Colosseo, icona assoluta della romanità e dell’identità italiana, già utilizzato in passato anche da realtà civiche locali.
Tra queste viene richiamata “Roma Risorge”, movimento politico e civico fondato da Matteo Corsini, ex candidato sindaco di Roma, che aveva posto proprio l’anfiteatro Flavio al centro della propria comunicazione elettorale.
Una coincidenza grafica che, nel dibattito politico-sociale, viene letta con curiosità e ironia più che con spirito conflittuale. Ed è lo stesso Corsini a intervenire con una dichiarazione dai toni volutamente distensivi e quasi filosofici:
“Guardo a Roberto Vannacci come a un fenomeno antropologico molto distante da me su alcune posizioni, ma di grande simpatia. Pertanto Roma Risorge è lieta di condividere gli stessi valori e i simboli di Futuro Nazionale, con cui spero potremo dare battaglia sul profit shifting di grande interesse per il nostro Paese. Auguro quindi buon lavoro all’assemblea costituente di Futuro Nazionale. Con simpatia, dal Marchese der Grillo.”
Parole che trasformano quello che poteva diventare un caso politico in un esercizio di ironia istituzionale, quasi una coabitazione simbolica tra esperienze molto diverse ma unite dalla stessa iconografia romana.
Nel frattempo, il movimento di Vannacci prosegue il suo percorso costituente tra applausi, interventi e una forte esposizione mediatica, mentre il dibattito sul posizionamento politico e culturale del nuovo soggetto resta apertissimo.
Più che uno scontro, al momento, sembra dunque profilarsi una curiosa sovrapposizione di linguaggi, simboli e narrazioni: quella della nuova destra identitaria e quella del civismo romano che, almeno sul piano iconografico, finiscono per incrociarsi sotto l’ombra ingombrante – e sempre molto riconoscibile – del Colosseo.

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